
In un avviso urgente sulla mobilità globale datato 5 febbraio 2026, KPMG riferisce che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (DOS) ha “sospeso a tempo indeterminato” l’elaborazione consolare dei visti per immigrati per i cittadini di 75 paesi considerati ad alto rischio di diventare casi di assistenza pubblica. La sospensione è retroattiva al 21 gennaio 2026 e resterà in vigore fino al completamento da parte del DOS di una revisione metodologica per valutare l’autosufficienza finanziaria.
Sebbene le petizioni per immigrati sponsorizzate da familiari o datori di lavoro possano ancora essere presentate all’USCIS, i richiedenti in attesa di colloqui consolari non riceveranno timbri per il visto né potranno essere fissati nuovi appuntamenti per visti immigranti. La lista, che copre vaste aree dell’Africa, del Sud-Est asiatico e dei Caraibi, si sovrappone ma non coincide con il divieto d’ingresso per 39 paesi previsto dalla Proclamazione 10998.
Per le multinazionali, l’impatto immediato riguarda la pianificazione delle assegnazioni a lungo termine e le strategie per ottenere la green card per i trasferiti all’estero. I candidati provenienti dai paesi interessati potrebbero dover entrare negli Stati Uniti prima con un visto non immigrante (se idonei) e poi richiedere un cambio di status internamente, aumentando tempi, costi e incertezze.
Le risorse umane dovrebbero verificare i flussi di mobilità globale per individuare i dipendenti con pratiche di immigrazione destinate a elaborazione consolare e valutare opzioni alternative come visti L-1, E-2 o O-1, o trasferimenti permanenti differiti. Le aziende dovrebbero inoltre aggiornare i modelli di costo per la relocation includendo eventuali spese aggiuntive per le pratiche, possibili costi per il servizio premium e necessità prolungate di alloggi temporanei.
I gruppi di advocacy si preparano a contestare la sospensione generalizzata, sostenendo che essa costituisce di fatto un test socio-economico incompatibile con le normative sull’immigrazione. Il DOS non ha indicato una data prevista per il completamento della revisione.
Sebbene le petizioni per immigrati sponsorizzate da familiari o datori di lavoro possano ancora essere presentate all’USCIS, i richiedenti in attesa di colloqui consolari non riceveranno timbri per il visto né potranno essere fissati nuovi appuntamenti per visti immigranti. La lista, che copre vaste aree dell’Africa, del Sud-Est asiatico e dei Caraibi, si sovrappone ma non coincide con il divieto d’ingresso per 39 paesi previsto dalla Proclamazione 10998.
Per le multinazionali, l’impatto immediato riguarda la pianificazione delle assegnazioni a lungo termine e le strategie per ottenere la green card per i trasferiti all’estero. I candidati provenienti dai paesi interessati potrebbero dover entrare negli Stati Uniti prima con un visto non immigrante (se idonei) e poi richiedere un cambio di status internamente, aumentando tempi, costi e incertezze.
Le risorse umane dovrebbero verificare i flussi di mobilità globale per individuare i dipendenti con pratiche di immigrazione destinate a elaborazione consolare e valutare opzioni alternative come visti L-1, E-2 o O-1, o trasferimenti permanenti differiti. Le aziende dovrebbero inoltre aggiornare i modelli di costo per la relocation includendo eventuali spese aggiuntive per le pratiche, possibili costi per il servizio premium e necessità prolungate di alloggi temporanei.
I gruppi di advocacy si preparano a contestare la sospensione generalizzata, sostenendo che essa costituisce di fatto un test socio-economico incompatibile con le normative sull’immigrazione. Il DOS non ha indicato una data prevista per il completamento della revisione.