
Nuovi dati diffusi dal Dipartimento di Giustizia rivelano che l’Irlanda ha eseguito solo 19 delle 1.037 decisioni di trasferimento secondo il regolamento ‘Dublino III’ tra il 2021 e il 2025, con un tasso di conformità effettivo inferiore al 2%. Solo nel 2025, a 417 richiedenti è stato comunicato che un altro Stato membro dell’UE era responsabile dell’esame della loro domanda, ma solo due sono stati effettivamente rimpatriati. Il Ministro della Giustizia Jim O’Callaghan, rispondendo a una domanda parlamentare, ha ammesso che l’attuale sistema è “difficile da attuare” e ha confermato che i periodi di detenzione sono stati già estesi da sette a 42 giorni per dare più tempo alle squadre del Garda National Immigration Bureau di organizzare documenti di viaggio e scorte.
La rivelazione mette in luce le crescenti difficoltà del Servizio di Accoglienza per la Protezione Internazionale (IPAS) irlandese, che continua a soffrire di carenze di capacità; i critici sostengono che il basso tasso di trasferimento incentiva il ‘turismo dell’asilo’ e aumenta i costi per i contribuenti irlandesi. O’Callaghan ha dichiarato che il prossimo Patto UE su Migrazione e Asilo, che entrerà in vigore a metà 2026, sostituirà Dublino III con una formula di assegnazione “più efficiente e snella” e un miglior tracciamento biometrico tramite il database Eurodac aggiornato.
Per le aziende che trasferiscono personale tramite canali umanitari o assumono rifugiati, i dati indicano tempi di elaborazione prolungati e incertezza riguardo ai permessi di soggiorno. Le organizzazioni che ospitano dipendenti sfollati dovrebbero prevedere un supporto all’inserimento più lungo e monitorare i cambiamenti normativi mentre l’Irlanda recepisce le nuove regole UE.
Gli operatori legali osservano che l’estensione del periodo di detenzione potrebbe portare a nuove sfide in Corte Suprema per motivi di proporzionalità, mentre le ONG sottolineano che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a decisioni iniziali più rapide piuttosto che a rimpatri forzati. Tuttavia, le statistiche aumentano la pressione politica sulla coalizione per dimostrare il controllo dei flussi migratori in vista delle elezioni locali di giugno.
La rivelazione mette in luce le crescenti difficoltà del Servizio di Accoglienza per la Protezione Internazionale (IPAS) irlandese, che continua a soffrire di carenze di capacità; i critici sostengono che il basso tasso di trasferimento incentiva il ‘turismo dell’asilo’ e aumenta i costi per i contribuenti irlandesi. O’Callaghan ha dichiarato che il prossimo Patto UE su Migrazione e Asilo, che entrerà in vigore a metà 2026, sostituirà Dublino III con una formula di assegnazione “più efficiente e snella” e un miglior tracciamento biometrico tramite il database Eurodac aggiornato.
Per le aziende che trasferiscono personale tramite canali umanitari o assumono rifugiati, i dati indicano tempi di elaborazione prolungati e incertezza riguardo ai permessi di soggiorno. Le organizzazioni che ospitano dipendenti sfollati dovrebbero prevedere un supporto all’inserimento più lungo e monitorare i cambiamenti normativi mentre l’Irlanda recepisce le nuove regole UE.
Gli operatori legali osservano che l’estensione del periodo di detenzione potrebbe portare a nuove sfide in Corte Suprema per motivi di proporzionalità, mentre le ONG sottolineano che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a decisioni iniziali più rapide piuttosto che a rimpatri forzati. Tuttavia, le statistiche aumentano la pressione politica sulla coalizione per dimostrare il controllo dei flussi migratori in vista delle elezioni locali di giugno.
Fonte: The Irish Times
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