
In una svolta significativa per l’istruzione internazionale in Australia, il 26 febbraio 2026 la Commissione Australiana per il Commercio e gli Investimenti (Austrade) ha confermato che i fornitori di istruzione non potranno più pagare commissioni agli agenti quando uno studente internazionale trasferisce istituto mentre si trova già nel paese. La nuova norma, inserita nelle recenti modifiche alla legge ESOS, entrerà in vigore per tutti i trasferimenti interni a partire dal 31 marzo 2026. I fornitori potranno ancora corrispondere commissioni per l’iscrizione iniziale dall’estero e per la progressione all’interno di un corso integrato, ma non per cambiamenti di istituto a metà percorso.
Il divieto risponde a preoccupazioni di lunga data secondo cui il marketing basato sulle commissioni alimentava il fenomeno del “course-hopping” e l’instabilità accademica, compromettendo il benessere degli studenti e la reputazione dell’Australia. Un’inchiesta parlamentare del 2025 ha raccolto testimonianze su agenti che indirizzavano aggressivamente gli studenti verso college più economici con regole di frequenza meno rigide, in cambio di commissioni più alte. Eliminare l’incentivo economico punta a riportare i consulenti a concentrarsi sugli interessi reali degli studenti, anziché sulle commissioni rapide.
Per le istituzioni, la novità richiederà una rapida revisione dei contratti con le reti di agenti. I direttori marketing hanno dichiarato a Global Mobility News di stimare un impatto negativo sui ricavi tra il 3 e il 5% nel peggiore dei casi, e di formare i team interni di ammissione per gestire un maggior numero di richieste dirette. Gli agenti, invece, stanno valutando di introdurre tariffe di servizio trasparenti a carico degli studenti — pratica comune in Canada e Regno Unito — per compensare le perdite. Gli analisti del settore prevedono una concentrazione del mercato attorno ad agenzie più grandi, focalizzate sulla conformità e con pipeline diversificate all’estero.
Gli studenti internazionali già presenti in Australia dovrebbero beneficiare di una burocrazia semplificata e di minori pressioni a cambiare corso a metà percorso. Tuttavia, chi vorrà trasferirsi potrebbe dover affrontare costi di consulenza più elevati anticipati. Austrade ha sottolineato che gli studenti potranno comunque rivolgersi agli agenti, che potranno addebitare direttamente le loro tariffe, purché i prezzi siano trasparenti e ragionevoli. Il Dipartimento dell’Istruzione sta predisponendo regolamenti sulle pratiche tariffarie accettabili e monitorerà la conformità tramite report degli agenti a livello di fornitore.
Nel breve termine, i responsabili della mobilità nelle multinazionali dovrebbero informare i dipendenti con studenti a carico riguardo al cambiamento normativo. Le aziende che rimborsano le tasse universitarie potrebbero ricevere meno fatture a metà semestre, ma potrebbero dover gestire richieste di rimborso per le tariffe di consulenza. Sul lungo periodo, il divieto è destinato a rafforzare l’integrità complessiva del settore, un risultato accolto con favore dai datori di lavoro che si affidano ai percorsi di lavoro post-studio australiani per il reclutamento di neolaureati.
Il divieto risponde a preoccupazioni di lunga data secondo cui il marketing basato sulle commissioni alimentava il fenomeno del “course-hopping” e l’instabilità accademica, compromettendo il benessere degli studenti e la reputazione dell’Australia. Un’inchiesta parlamentare del 2025 ha raccolto testimonianze su agenti che indirizzavano aggressivamente gli studenti verso college più economici con regole di frequenza meno rigide, in cambio di commissioni più alte. Eliminare l’incentivo economico punta a riportare i consulenti a concentrarsi sugli interessi reali degli studenti, anziché sulle commissioni rapide.
Per le istituzioni, la novità richiederà una rapida revisione dei contratti con le reti di agenti. I direttori marketing hanno dichiarato a Global Mobility News di stimare un impatto negativo sui ricavi tra il 3 e il 5% nel peggiore dei casi, e di formare i team interni di ammissione per gestire un maggior numero di richieste dirette. Gli agenti, invece, stanno valutando di introdurre tariffe di servizio trasparenti a carico degli studenti — pratica comune in Canada e Regno Unito — per compensare le perdite. Gli analisti del settore prevedono una concentrazione del mercato attorno ad agenzie più grandi, focalizzate sulla conformità e con pipeline diversificate all’estero.
Gli studenti internazionali già presenti in Australia dovrebbero beneficiare di una burocrazia semplificata e di minori pressioni a cambiare corso a metà percorso. Tuttavia, chi vorrà trasferirsi potrebbe dover affrontare costi di consulenza più elevati anticipati. Austrade ha sottolineato che gli studenti potranno comunque rivolgersi agli agenti, che potranno addebitare direttamente le loro tariffe, purché i prezzi siano trasparenti e ragionevoli. Il Dipartimento dell’Istruzione sta predisponendo regolamenti sulle pratiche tariffarie accettabili e monitorerà la conformità tramite report degli agenti a livello di fornitore.
Nel breve termine, i responsabili della mobilità nelle multinazionali dovrebbero informare i dipendenti con studenti a carico riguardo al cambiamento normativo. Le aziende che rimborsano le tasse universitarie potrebbero ricevere meno fatture a metà semestre, ma potrebbero dover gestire richieste di rimborso per le tariffe di consulenza. Sul lungo periodo, il divieto è destinato a rafforzare l’integrità complessiva del settore, un risultato accolto con favore dai datori di lavoro che si affidano ai percorsi di lavoro post-studio australiani per il reclutamento di neolaureati.
Fonte: Study Australia (Austrade)
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