
Rifacendosi allo studio dell’ONPE ma concentrandosi sulle metriche del welfare sociale, la redazione economica di Cadena SER ha calcolato il 25 marzo che una riduzione del 30% dei flussi migratori ridurrebbe la forza lavoro potenziale della Spagna da una previsione di 33 milioni a soli 24 milioni entro il 2075. Questo comporterebbe aule scolastiche vuote, ospedali con personale insufficiente e finanze pubbliche con un mancato gettito stimato di 55 miliardi di euro all’anno. Il broadcaster sottolinea che il tasso di fertilità in Spagna resta fermo a 1,3 figli per donna, ben al di sotto del livello di sostituzione, rendendo l’immigrazione l’unica leva a breve termine per stabilizzare i rapporti di dipendenza. Senza di essa, il rapporto insegnanti-alunni scenderebbe sotto la soglia necessaria per mantenere aperte le scuole rurali, mentre i centri di assistenza primaria faticherebbero a coprire i posti di medico di famiglia già considerati “molto difficili da coprire” in otto comunità autonome. Per le aziende che dipendono dall’infrastruttura pubblica spagnola — scuole internazionali per figli di espatriati, sanità universale che limita i costi assicurativi per i datori di lavoro — la pressione demografica potrebbe aumentare i costi operativi. I team di responsabilità sociale d’impresa potrebbero inoltre affrontare rischi reputazionali se attingessero a manodopera proveniente da regioni già carenti di lavoratori qualificati. I leader della mobilità dovrebbero monitorare i dibattiti parlamentari sul prossimo Decreto di Regolarizzazione e sulle modifiche al visto per nomadi digitali previste prima dell’estate, entrambi mirati a compensare il rallentamento demografico evidenziato dall’analisi di Cadena SER.
Fonte: Cadena SER