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Il Parlamento UE approva i “centri di rimpatrio” offshore per i migranti respinti

mar 27, 2026
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Il Parlamento UE approva i “centri di rimpatrio” offshore per i migranti respinti
In una storica votazione a Bruxelles il 26 marzo 2026, i membri del Parlamento Europeo hanno approvato una nuova legislazione che apre la strada ai Paesi UE — inclusa la Francia — per trasferire i migranti le cui richieste di asilo sono state respinte verso centri di detenzione e smistamento situati al di fuori del territorio UE. La misura, approvata con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, consente agli Stati membri singoli o in coalizione di negoziare accordi bilaterali con Paesi terzi disposti ad ospitare i cosiddetti “hub di rimpatrio”. Partiti di destra e estrema destra si sono uniti per garantire il passaggio della legge, mentre i gruppi centristi e di sinistra si sono opposti al testo.

Per la Francia, destinazione e Paese di transito chiave sulla rotta migratoria occidentale europea, il provvedimento rappresenta una svolta sia politica che operativa. Il Ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha accolto con favore la votazione definendola “uno strumento pragmatico che allevierà la pressione sul sistema di asilo francese”, sottolineando che le prefetture francesi stanno attualmente gestendo un record di 160.000 domande di asilo all’anno. Fonti del Ministero dell’Interno hanno confermato che sono già iniziate trattative esplorative con Mauritania e Benin — Paesi con cui Parigi ha consolidati partenariati di sicurezza — per l’istituzione di strutture che rispettino gli standard UE di monitoraggio dei diritti umani. Qualsiasi accordo dovrà comunque essere approvato dal Parlamento francese secondo la legge sull’immigrazione e integrazione del 2024.

Il Parlamento UE approva i “centri di rimpatrio” offshore per i migranti respinti


I responsabili della mobilità aziendale e dei viaggi d’affari seguono con attenzione. Le nuove regole mirano ad accelerare i rimpatri di persone senza diritto legale di soggiorno, ma rafforzano anche i controlli documentali alle frontiere esterne UE e prevedono sanzioni più severe — multe fino a 25.000 euro — per i vettori che trasportano passeggeri privi di visti o permessi di lavoro validi. Le multinazionali che trasferiscono personale in Francia potrebbero quindi dover affrontare verifiche più rigorose dei documenti di supporto (contratti di lavoro, diplomi, certificati penali) presso consolati e punti di ingresso. Le società di gestione viaggi consigliano di prevedere tempi più lunghi per il rilascio dei permessi di lavoro e di controllare con anticipo la validità dei documenti.

Organizzazioni per i diritti umani come La Cimade e Amnesty France hanno condannato la votazione, avvertendo che l’esternalizzazione della detenzione rischia di creare “zone d’ombra legali” dove gli standard fondamentali UE sono difficili da far rispettare. Hanno citato l’esperienza francese con le ‘zones d’attente’ negli aeroporti Charles-de-Gaulle e altri, sottolineando che distanza e mancanza di supervisione spesso portano a condizioni inadeguate. La Commissione Europea ha promesso di pubblicare linee guida dettagliate sulle garanzie — inclusi monitoraggi indipendenti e accesso a consulenza legale — prima dell’entrata in vigore del patto il 12 giugno 2026.

Praticamente, nulla cambierà da un giorno all’altro per viaggiatori o assegnati che entrano in Francia, ma le aziende devono prepararsi a un contesto più orientato alla sicurezza. Con l’entrata in vigore l’anno prossimo del più ampio Patto UE su Migrazione e Asilo, la Francia dovrebbe allineare le sue procedure nazionali di rimpatrio al nuovo quadro, con controlli di frontiera potenzialmente più rapidi ma anche più attenti ai documenti. I team HR dovranno informare il personale in arrivo sull’aumento dei controlli, garantire il rispetto delle regole Schengen 90/180 giorni e mantenere piani di emergenza pronti in caso di interruzioni delle rotte aeree dovute a future trattative con i Paesi partner sugli hub di rimpatrio.
Fonte: Associated Press

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