
Il Tribunale Nazionale per il Diritto d’Asilo (CNDA) della Francia ha pubblicato il rapporto sulle attività del 2025, rivelando che lo scorso anno sono stati concessi lo status di rifugiato o protezione sussidiaria a 78.782 persone, con un aumento del 12% che porta per la prima volta il tasso complessivo di riconoscimento oltre il 52%. Questi dati confermano una tendenza in crescita dall’inizio della pandemia e collocano la Francia, già seconda nell’UE per numero di richieste d’asilo dopo la Germania, su un percorso di ulteriore crescita nel 2026. Dietro a questo dato si cela un quadro complesso di crisi umanitarie e di evoluzione della giurisprudenza francese. Gli ucraini restano il gruppo più numeroso tra i richiedenti, mentre la nuova giurisprudenza del CNDA riconosce automaticamente i palestinesi di Gaza e Cisgiordania, le donne in fuga da violenze di genere in Iran e Somalia, e i richiedenti LGBTQ+ provenienti da paesi come Egitto e Sri Lanka. Questi precedenti legali riducono drasticamente i tempi di elaborazione e ampliano il ventaglio di nazionalità ammesse alla protezione. L’aumento avviene in un contesto politico in cui il governo di Emmanuel Macron cerca di inasprire le regole sull’immigrazione, aumentare le espulsioni e riformare i programmi di integrazione. Tuttavia, il tasso di espulsioni resta stabile intorno al 15%, mentre le prefetture sono sotto pressione dal Conseil d’État per rilasciare più permessi di soggiorno una volta concessa la protezione. Le associazioni imprenditoriali avvertono che la carenza di manodopera – soprattutto nei settori dell’edilizia, della sanità e dell’ospitalità – rende l’economia sempre più dipendente dai lavoratori appena protetti. Per le aziende, i dati indicano una forza lavoro più ampia ma anche maggiori obblighi di conformità. Rifugiati e titolari di protezione sussidiaria hanno il permesso di lavoro immediato; i team HR devono quindi predisporre procedure chiare per l’inserimento, che includano carte di soggiorno, registrazione fiscale e iscrizione alla sicurezza sociale. Le imprese con lavoratori distaccati dovranno inoltre monitorare le riforme in arrivo del Codice sull’Ingresso e Soggiorno degli Stranieri (CESEDA), attese per giugno 2026, che potrebbero riclassificare alcune categorie di permessi e introdurre sanzioni più severe per il lavoro irregolare. Infine, i responsabili della mobilità devono prepararsi a tempi più lunghi per i visti di ricongiungimento familiare. I consolati di Rabat, Kinshasa e Kiev – già oberati da carichi record – stanno destinando personale ai fascicoli familiari legati all’asilo, spostando gli appuntamenti per i visti d’affari più avanti nell’estate.
Fonte: yourNEWS