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Gli Stati membri dell'UE prorogano i controlli alle frontiere interne di Schengen, mettendo sotto pressione i viaggiatori d'affari belgi

apr 13, 2026
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Gli Stati membri dell'UE prorogano i controlli alle frontiere interne di Schengen, mettendo sotto pressione i viaggiatori d'affari belgi
Meno di 48 ore dopo l’attivazione del Sistema di Entrata/Uscita (EES) da parte dell’Unione Europea, diversi Stati membri hanno formalmente informato Bruxelles della loro intenzione di prolungare i controlli temporanei alle frontiere interne di Schengen per «motivi di sicurezza e migrazione». La decisione — riportata per la prima volta dal media con sede a Bruxelles Brussels Post il 12 aprile — riguarda i corridoi terrestri che collegano Germania, Austria, Slovenia, Svezia e Danimarca e, in modo cruciale per le aziende belghe, gli assi stradali e ferroviari franco-belgi e olandese-belgi. Sebbene il Belgio non abbia reintrodotto controlli interni, il Granducato e i Paesi Bassi rappresentano porte d’ingresso molto frequentate nei weekend per il personale mobile con base a Bruxelles. Da lunedì, i pendolari transfrontalieri potrebbero essere soggetti a controlli documentali a campione e ispezioni casuali dei veicoli, misure che potrebbero aggiungere dai 30 ai 60 minuti ai viaggi che le aziende belghe considerano normalmente tempo di lavoro. I fornitori di servizi logistici avvertono che i controlli “soft” sulle E19 ed E40 avranno comunque ripercussioni sulle catene di approvvigionamento just-in-time che servono il porto di Anversa e i cluster farmaceutici intorno a Lovanio. La mossa mette in luce la tensione tra l’ideale di Schengen senza passaporti e la crescente pressione politica per limitare la migrazione irregolare. Ora la Commissione deve decidere se autorizzare le proroghe fino a sei mesi; nel frattempo, i responsabili della mobilità aziendale stanno correndo per aggiornare le politiche di viaggio. Gli esperti della consulenza Fragomen consigliano di emettere lettere aziendali che confermino lo status lavorativo e i diritti di residenza dei dipendenti britannici e di paesi terzi che pendolano da basi belghe ma risiedono oltre una frontiera interna. In termini pratici, i team HR belgi dovrebbero informare i dipendenti di portare con sé carta d’identità nazionale o passaporto — anche per spostamenti abituali verso Lille o Eindhoven — e prevedere margini di tempo più ampi negli appuntamenti. Gli specialisti in relocation sottolineano inoltre che i controlli prolungati potrebbero complicare il conteggio dei 90/180 giorni per i visitatori d’affari non UE, i cui passaporti ora vengono timbrati digitalmente con l’EES. La mancata registrazione digitale dell’“uscita” a un valico autorizzato potrebbe infatti causare sforamenti di permanenza, anche se il viaggiatore non ha mai lasciato l’area Schengen. Con le elezioni del Parlamento Europeo a soli otto settimane di distanza, pochi analisti prevedono un rapido dietrofront. Per ora, le PMI belghe orientate all’export potrebbero dover assorbire questa maggiore complessità o spostare gli incontri online, compromettendo uno dei principali vantaggi competitivi di Schengen.
Fonte: Brussels Post

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