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ONG presentano reclamo all’UE contro il blocco continuo dell’Austria sui visti per il ricongiungimento familiare

apr 29, 2026
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ONG presentano reclamo all’UE contro il blocco continuo dell’Austria sui visti per il ricongiungimento familiare
Una coalizione di organizzazioni per i diritti umani austriache e internazionali ha formalmente chiesto alla Commissione Europea di avviare una procedura d’infrazione contro la decisione di Vienna di sospendere i visti per il ricongiungimento familiare ai titolari di protezione internazionale almeno fino a metà 2026. Nel reclamo, presentato il 27 aprile e confermato il 28 aprile, l’International Refugee Assistance Project (IRAP), Asylkoordination Österreich, la Chiesa Protestante austriaca e l’associazione polacca Stowarzyszenie Interwencji Prawnej sostengono che il blocco violi sia la Direttiva UE sul ricongiungimento familiare sia le recenti disposizioni del Patto UE su migrazione e asilo.

L’Austria ha sospeso il rilascio dei visti “Teilnahme am Familiennachzug” a marzo 2025, dopo un record di arrivi di richiedenti asilo nel 2024. Pur esistendo eccezioni umanitarie, gli avvocati denunciano tempi di attesa fino a 18 mesi, lasciando migliaia di rifugiati riconosciuti separati da coniugi e figli. I funzionari del ministero dell’Interno ribadiscono che la misura è temporanea e legittima, parte di una politica migratoria “dura ma equa”.

ONG presentano reclamo all’UE contro il blocco continuo dell’Austria sui visti per il ricongiungimento familiare


Il dossier delle ONG evidenzia che dal 2015 al 2025 oltre 100.000 immigrati sono entrati in Austria tramite il ricongiungimento familiare, principalmente siriani, afghani, turchi e somali, e denuncia danni psicosociali e ostacoli all’integrazione causati dal blocco. Vengono citati dati del ministero dell’Istruzione che mostrano come oltre la metà degli studenti viennesi parli a casa una lingua diversa dal tedesco, sottolineando che la separazione familiare complica ulteriormente i risultati scolastici.

Se la Commissione accoglierà il reclamo, potrebbe avviare una procedura di “parere motivato” che potrebbe arrivare fino alla Corte di Giustizia Europea. Per le aziende, la controversia introduce incertezza nella pianificazione della mobilità internazionale per dipendenti con familiari titolari di protezione umanitaria; i team HR sono invitati a valutare vie alternative di ricongiungimento (ad esempio il canale UE per i familiari dei titolari di Blue Card) e a prevedere budget per supporto abitativo e scolastico prolungato. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che una sentenza potrebbe chiarire se gli Stati membri possono applicare moratorie generali in future crisi.
Fonte: Brussels Signal

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