
In un dibattito di cinque ore che ha messo in luce l’ambivalenza storica della Svizzera sull’immigrazione, il Consiglio Nazionale ha votato il 30 aprile per raccomandare il rifiuto dell’“Iniziativa Democrazia”, una proposta popolare che mira a trasformare la cittadinanza svizzera in un diritto dopo cinque anni di residenza legale. La mozione è stata respinta con una maggioranza di due terzi, dopo che i partiti di centrodestra si sono uniti all’Unione Democratica di Centro (UDC) sostenendo che la cittadinanza deve rimanere una ricompensa per un’integrazione riuscita, non un atto amministrativo automatico.
L’iniziativa, promossa dall’alleanza della società civile Aktion Vierviertel, prevedeva di trasferire la responsabilità dei criteri di naturalizzazione dai cantoni alla Confederazione e di ridurre drasticamente il periodo di residenza richiesto da dieci o dodici anni (a seconda del cantone) a cinque anni a livello nazionale. I richiedenti dovrebbero comunque dimostrare competenze linguistiche, un casellario giudiziale pulito e il rispetto dei valori svizzeri, ma referendum locali e colloqui — spesso criticati come arbitrari e costosi — verrebbero eliminati.
I sostenitori, tra cui Socialisti, Verdi e Liberali Verdi, hanno sottolineato che i 2,5 milioni di residenti stranieri in Svizzera meritano un percorso “chiaro, equo e accessibile” verso la partecipazione politica, evidenziando che una persona su quattro che vive e paga le tasse nel paese non può votare a livello federale. Hanno inoltre argomentato che regole di cittadinanza prevedibili aiutano le multinazionali che trasferiscono personale a lungo termine.
Gli oppositori hanno ribattuto che il livello cantonale è il più adatto a valutare l’integrazione e che una naturalizzazione accelerata potrebbe incentivare il “passport shopping” a breve termine. Il ministro della Giustizia Beat Jans ha avvertito che il testo intaccherebbe l’autonomia cantonale sancita dal 1848 e potrebbe sovraccaricare le amministrazioni locali.
La proposta passerà ora al Consiglio degli Stati durante la sessione estiva. A meno che il Senato non presenti una controproposta sostanziale, gli elettori svizzeri potrebbero esprimersi sull’iniziativa già nel 2027. Sebbene i viaggiatori d’affari siano meno direttamente coinvolti, il dibattito segnala che il regime di naturalizzazione svizzero difficilmente si allenterà a breve — un contesto importante per i team HR che gestiscono incarichi di espatriati a lungo termine.
L’iniziativa, promossa dall’alleanza della società civile Aktion Vierviertel, prevedeva di trasferire la responsabilità dei criteri di naturalizzazione dai cantoni alla Confederazione e di ridurre drasticamente il periodo di residenza richiesto da dieci o dodici anni (a seconda del cantone) a cinque anni a livello nazionale. I richiedenti dovrebbero comunque dimostrare competenze linguistiche, un casellario giudiziale pulito e il rispetto dei valori svizzeri, ma referendum locali e colloqui — spesso criticati come arbitrari e costosi — verrebbero eliminati.
I sostenitori, tra cui Socialisti, Verdi e Liberali Verdi, hanno sottolineato che i 2,5 milioni di residenti stranieri in Svizzera meritano un percorso “chiaro, equo e accessibile” verso la partecipazione politica, evidenziando che una persona su quattro che vive e paga le tasse nel paese non può votare a livello federale. Hanno inoltre argomentato che regole di cittadinanza prevedibili aiutano le multinazionali che trasferiscono personale a lungo termine.
Gli oppositori hanno ribattuto che il livello cantonale è il più adatto a valutare l’integrazione e che una naturalizzazione accelerata potrebbe incentivare il “passport shopping” a breve termine. Il ministro della Giustizia Beat Jans ha avvertito che il testo intaccherebbe l’autonomia cantonale sancita dal 1848 e potrebbe sovraccaricare le amministrazioni locali.
La proposta passerà ora al Consiglio degli Stati durante la sessione estiva. A meno che il Senato non presenti una controproposta sostanziale, gli elettori svizzeri potrebbero esprimersi sull’iniziativa già nel 2027. Sebbene i viaggiatori d’affari siano meno direttamente coinvolti, il dibattito segnala che il regime di naturalizzazione svizzero difficilmente si allenterà a breve — un contesto importante per i team HR che gestiscono incarichi di espatriati a lungo termine.
Fonte: SRF
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