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Berlino spinge per estendere i controlli alle frontiere con l’Austria, aumentando i costi per i pendolari transfrontalieri

mag 5, 2026
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Berlino spinge per estendere i controlli alle frontiere con l’Austria, aumentando i costi per i pendolari transfrontalieri
In una mossa seguita con attenzione dai datori di lavoro austriaci, il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt (CSU) ha dichiarato a Euronews che i controlli temporanei di polizia alle frontiere bavarese-tirolese e sassone-ceche "devono rimanere in vigore finché il sistema migratorio europeo non tornerà a funzionare". La dichiarazione arriva nonostante diverse sentenze tedesche abbiano messo in dubbio la proporzionalità di tali controlli. Per le migliaia di residenti austriaci che ogni giorno si spostano per lavoro verso il sud della Germania – o viceversa – questa politica si traduce in tempi di attesa imprevedibili e possibili controlli d’identità su quella che un tempo era una frontiera interna Schengen. Dall’introduzione dei controlli nel 2023, la polizia federale ha respinto circa 1.340 persone al confine austriaco, mentre le aziende di Salisburgo e Innsbruck segnalano settimanalmente ritardi del personale dovuti alle code a Kiefersfelden. I responsabili della mobilità devono ora considerare la linea ferroviaria Salisburgo-Monaco e l’autostrada A8 quasi come valichi di frontiera esterni: consigliando ai viaggiatori di portare sempre con sé il permesso di soggiorno e di prevedere fino a 30 minuti di tempo extra nei loro spostamenti. Anche le aziende che movimentano attrezzature sotto il regime ATA Carnet si trovano a dover affrontare richieste di documentazione a campione che possono ritardare le consegne just-in-time. Gli analisti legali sottolineano che la sentenza della Corte di Giustizia Europea del dicembre 2025 ha ristretto le condizioni per i controlli prolungati all’interno di Schengen, richiedendo nuove valutazioni del rischio ogni sei mesi. Il Ministero degli Esteri austriaco starebbe valutando se presentare un reclamo diplomatico qualora Berlino chieda un’ulteriore proroga oltre la scadenza attuale dell’11 novembre 2026. In caso di escalation della tensione, i dipartimenti HR potrebbero dover rivedere le modalità di lavoro da remoto o considerare il distacco di personale presso entità austriache per evitare i passaggi quotidiani di frontiera, invertendo così la tendenza post-pandemica al pendolarismo transfrontaliero come strumento di retention dei talenti.
Fonte: Euronews

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