
Parlando con Euronews il 4 maggio, il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt (CSU) ha ribadito con fermezza i controlli temporanei lungo le frontiere terrestri della Germania con Austria, Polonia e Repubblica Ceca—misure reintrodotte nel 2023 e prorogate più volte da allora. Il ministro ha sostenuto che tali controlli sono indispensabili fino a quando il rinnovato Sistema Europeo Comune di Asilo (GEAS) non sarà pienamente operativo entro la fine dell’anno, citando 8.000 arresti effettuati al confine negli ultimi dodici mesi. La sua posizione arriva a poche settimane da due sentenze di tribunali amministrativi tedeschi che hanno stabilito come i controlli al valico bavarese-tirolese violino le regole di Schengen, poiché Berlino non ha dimostrato una “minaccia seria” giustificando tali estensioni a lungo termine. Anche gli esperti di migrazione mettono in dubbio le statistiche governative, sottolineando che la maggior parte delle detenzioni riguarda mandati di arresto pendenti e non nuovi richiedenti asilo. Per l’Austria, la disputa politica a nord del confine ha conseguenze concrete. Kiefersfelden e altri valichi gestiscono migliaia di pendolari transfrontalieri e una quota significativa del trasporto merci alpino europeo. I controlli a campione prolungano i tempi di transito di 20-40 minuti, compromettendo i modelli just-in-time adottati dagli stabilimenti produttivi di Salisburgo e Tirolo e allungando i programmi dei tour in pullman con l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva. Gli albergatori austriaci lungo la valle dell’Inn segnalano un calo significativo del traffico di city-break nei weekend proveniente da Monaco, un mercato che prima della pandemia rappresentava il 12% delle presenze notturne. Anche gli operatori logistici stanno deviando alcune spedizioni Italia-Germania passando per la Svizzera per evitare ritardi imprevedibili, aggiungendo fino a 120 km per viaggio. I team di mobilità aziendale dovrebbero avvisare il personale che i controlli d’identità su treni e autostrade resteranno in vigore almeno fino a metà 2026 e prevedere tempi di margine più ampi negli itinerari. La Corte di Giustizia Europea dovrebbe pronunciarsi sulla legittimità dell’approccio tedesco entro fine anno; se la Corte dovesse annullare le misure, Berlino potrebbe dover adottare una polizia più mirata e basata sul rischio, anziché controlli generalizzati.
Fonte: Euronews
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