
Il programma straordinario di regolarizzazione in Spagna per migranti irregolari — che potrebbe aprire la strada a permessi di soggiorno per fino a mezzo milione di persone — è finito al centro di una tempesta politica. Poche ore dopo che il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione ha confermato che i rapporti interni sull’impatto del piano sono stati classificati come riservati, la portavoce parlamentare del Partido Popular (PP), Ester Muñoz, ha dichiarato ai giornalisti che il governo Sánchez sta cercando di far passare la misura “in segreto” perché è “consapevole del caos che sta generando”.
La regolarizzazione, sostenuta da una mozione trasversale prevista per il 2025 e da oltre 700 organizzazioni della società civile, permetterà agli stranieri che già risiedevano in Spagna prima del 1° gennaio 2026 — o che avevano presentato domanda di asilo entro quella data — di richiedere un permesso di soggiorno di un anno per circostanze eccezionali. In pratica, questo permesso potrà essere convertito nel classico permesso biennale, valido per il ricongiungimento familiare e la mobilità lavorativa.
Le imprese che impiegano un gran numero di lavoratori irregolari nei settori dell’agricoltura, dell’ospitalità e dell’assistenza agli anziani osservano con attenzione, poiché il processo potrebbe spostare decine di migliaia di persone dall’economia informale a contratti regolari con contributi previdenziali. A irritare il PP è la decisione del governo di classificare come “riservati” alcuni documenti preparatori, limitando l’accesso parlamentare. I leader del partito sostengono che gli spagnoli hanno il diritto di sapere come la misura influenzerà i servizi pubblici, il mercato del lavoro e l’edilizia abitativa, e che il segreto alimenta narrazioni xenofobe.
Il Ministero dell’Interno replica che la classificazione riguarda solo dettagli operativi — come i controlli antifrode che potrebbero essere compromessi se resi pubblici — e che i dati principali saranno diffusi al momento dell’approvazione del Decreto Reale, prevista per giugno. Per i responsabili della mobilità lavorativa, la tensione politica nasconde un dato pratico: le aziende avranno presto una via regolamentata per assumere lavoratori già presenti in Spagna ma senza documenti. I datori di lavoro che aiuteranno il personale a regolarizzarsi garantiranno la conformità legale, ridurranno i rischi reputazionali e accederanno a una forza lavoro più stabile.
Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano alle imprese di iniziare a raccogliere prove di presenza continuativa — certificati di residenza, ricevute di affitto, documenti scolastici — per poter presentare le domande non appena sarà attiva la piattaforma elettronica. Se adottata nei tempi previsti, la Spagna si unirà a Italia (2020) e Portogallo (2023) nell’uso di regolarizzazioni straordinarie per allineare l’offerta di lavoro alle esigenze demografiche. La Commissione Europea finora ha lasciato queste decisioni agli Stati membri, ma gli analisti osservano che la Spagna sta silenziosamente sperimentando un modello che potrebbe essere adottato da altri Paesi Schengen alle prese con il lavoro irregolare.
La regolarizzazione, sostenuta da una mozione trasversale prevista per il 2025 e da oltre 700 organizzazioni della società civile, permetterà agli stranieri che già risiedevano in Spagna prima del 1° gennaio 2026 — o che avevano presentato domanda di asilo entro quella data — di richiedere un permesso di soggiorno di un anno per circostanze eccezionali. In pratica, questo permesso potrà essere convertito nel classico permesso biennale, valido per il ricongiungimento familiare e la mobilità lavorativa.
Le imprese che impiegano un gran numero di lavoratori irregolari nei settori dell’agricoltura, dell’ospitalità e dell’assistenza agli anziani osservano con attenzione, poiché il processo potrebbe spostare decine di migliaia di persone dall’economia informale a contratti regolari con contributi previdenziali. A irritare il PP è la decisione del governo di classificare come “riservati” alcuni documenti preparatori, limitando l’accesso parlamentare. I leader del partito sostengono che gli spagnoli hanno il diritto di sapere come la misura influenzerà i servizi pubblici, il mercato del lavoro e l’edilizia abitativa, e che il segreto alimenta narrazioni xenofobe.
Il Ministero dell’Interno replica che la classificazione riguarda solo dettagli operativi — come i controlli antifrode che potrebbero essere compromessi se resi pubblici — e che i dati principali saranno diffusi al momento dell’approvazione del Decreto Reale, prevista per giugno. Per i responsabili della mobilità lavorativa, la tensione politica nasconde un dato pratico: le aziende avranno presto una via regolamentata per assumere lavoratori già presenti in Spagna ma senza documenti. I datori di lavoro che aiuteranno il personale a regolarizzarsi garantiranno la conformità legale, ridurranno i rischi reputazionali e accederanno a una forza lavoro più stabile.
Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano alle imprese di iniziare a raccogliere prove di presenza continuativa — certificati di residenza, ricevute di affitto, documenti scolastici — per poter presentare le domande non appena sarà attiva la piattaforma elettronica. Se adottata nei tempi previsti, la Spagna si unirà a Italia (2020) e Portogallo (2023) nell’uso di regolarizzazioni straordinarie per allineare l’offerta di lavoro alle esigenze demografiche. La Commissione Europea finora ha lasciato queste decisioni agli Stati membri, ma gli analisti osservano che la Spagna sta silenziosamente sperimentando un modello che potrebbe essere adottato da altri Paesi Schengen alle prese con il lavoro irregolare.
Fonte: Europa Press
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