
La Svizzera ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua diplomazia migratoria nel Nord Africa. A Rabat, il 22 maggio, il Segretario di Stato per la Migrazione Vincenzo Mascioli e Khalid Zerouali, Direttore della Migrazione e Sorveglianza delle Frontiere presso il Ministero dell’Interno marocchino, hanno firmato un accordo tecnico che stabilisce procedure accelerate per l’identificazione e il rimpatrio dei cittadini marocchini presenti in Svizzera senza status legale. L’intesa, ratificata il giorno successivo dal Dipartimento federale di giustizia e polizia a Berna, corona il terzo incontro del Gruppo di Lavoro Permanente Congiunto sulla Migrazione, un formato che è diventato il motore della cooperazione svizzero-marocchina in materia di mobilità.
Secondo il nuovo protocollo, le autorità svizzere potranno inviare richieste digitali di verifica dell’identità direttamente ai loro omologhi marocchini, ricevendo conferma in pochi giorni anziché settimane. Una volta accertata l’identità, Rabat si impegna a rilasciare documenti di viaggio entro cinque giorni lavorativi, consentendo rimpatri tramite voli charter o di linea. Berna, da parte sua, finanzierà servizi di consulenza per il reinserimento dei rimpatriati e sosterrà programmi di formazione professionale rivolti ai giovani nelle regioni con alta pressione migratoria.
L’accordo si inserisce in un pacchetto migratorio più ampio che include anche formazione delle forze di polizia, condivisione di informazioni sulle reti di trafficanti e progetti congiunti nel mercato del lavoro. Il Marocco è stato designato paese prioritario nella strategia svizzera di cooperazione allo sviluppo 2025-28, e le due parti intendono utilizzare i fondi di aiuto per creare occupazione locale e ridurre così i flussi irregolari. Il Segretariato svizzero per gli affari economici (SECO) sta già sperimentando un centro di formazione tessile a Tangeri, aperto ai migranti di ritorno.
Per i datori di lavoro in Svizzera, l’accordo dovrebbe ridurre i tempi necessari per il rimpatrio di lavoratori a cui è stato negato il rinnovo del permesso di lavoro, diminuendo i rischi di non conformità. I responsabili della mobilità che gestiscono i talenti nordafricani accoglieranno con favore anche percorsi più chiari per incarichi legittimi: Berna e Rabat hanno confermato che le trattative su un visto per mobilità giovanile e tirocini sono “ben avanzate”. Le aziende con attività in entrambi i paesi dovranno monitorare i prossimi decreti attuativi, che potrebbero definire requisiti documentali e obblighi per i vettori.
L’intesa sottolinea la strategia svizzera di stipulare patti bilaterali pragmatici per integrare strumenti a livello UE come il Codice delle Frontiere di Schengen e il prossimo Patto UE su Migrazione e Asilo. In qualità di presidente del Processo di Rabat 2026, Berna è chiamata a presentare l’accordo come modello per altri paesi di origine e transito che cercano legami economici più stretti in cambio di cooperazione sui rimpatri.
Secondo il nuovo protocollo, le autorità svizzere potranno inviare richieste digitali di verifica dell’identità direttamente ai loro omologhi marocchini, ricevendo conferma in pochi giorni anziché settimane. Una volta accertata l’identità, Rabat si impegna a rilasciare documenti di viaggio entro cinque giorni lavorativi, consentendo rimpatri tramite voli charter o di linea. Berna, da parte sua, finanzierà servizi di consulenza per il reinserimento dei rimpatriati e sosterrà programmi di formazione professionale rivolti ai giovani nelle regioni con alta pressione migratoria.
L’accordo si inserisce in un pacchetto migratorio più ampio che include anche formazione delle forze di polizia, condivisione di informazioni sulle reti di trafficanti e progetti congiunti nel mercato del lavoro. Il Marocco è stato designato paese prioritario nella strategia svizzera di cooperazione allo sviluppo 2025-28, e le due parti intendono utilizzare i fondi di aiuto per creare occupazione locale e ridurre così i flussi irregolari. Il Segretariato svizzero per gli affari economici (SECO) sta già sperimentando un centro di formazione tessile a Tangeri, aperto ai migranti di ritorno.
Per i datori di lavoro in Svizzera, l’accordo dovrebbe ridurre i tempi necessari per il rimpatrio di lavoratori a cui è stato negato il rinnovo del permesso di lavoro, diminuendo i rischi di non conformità. I responsabili della mobilità che gestiscono i talenti nordafricani accoglieranno con favore anche percorsi più chiari per incarichi legittimi: Berna e Rabat hanno confermato che le trattative su un visto per mobilità giovanile e tirocini sono “ben avanzate”. Le aziende con attività in entrambi i paesi dovranno monitorare i prossimi decreti attuativi, che potrebbero definire requisiti documentali e obblighi per i vettori.
L’intesa sottolinea la strategia svizzera di stipulare patti bilaterali pragmatici per integrare strumenti a livello UE come il Codice delle Frontiere di Schengen e il prossimo Patto UE su Migrazione e Asilo. In qualità di presidente del Processo di Rabat 2026, Berna è chiamata a presentare l’accordo come modello per altri paesi di origine e transito che cercano legami economici più stretti in cambio di cooperazione sui rimpatri.
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