
Un recente studio demografico pubblicato il 22 maggio smorza le affermazioni del Partito Popolare Svizzero (SVP) secondo cui la popolazione svizzera sarebbe in rapido avvicinamento ai 10 milioni. L’analisi, citata da The Local, sostiene che i bassi tassi di natalità e l’invecchiamento della forza lavoro rendono improbabile il raggiungimento di questa soglia nel corso di questo secolo, anche se l’immigrazione netta dovesse rimanere positiva. I risultati arrivano a tre settimane dal voto sull’iniziativa popolare sostenuta dall’SVP, che obbligherebbe Berna a rescindere gli accordi sulla libera circolazione con l’UE qualora il numero di residenti superasse i nove milioni e mezzo. Il demografo Reto Föllmi prevede che la popolazione permanente si stabilizzerà intorno ai 9,2 milioni entro il 2050, trainata principalmente dall’aumento dell’aspettativa di vita piuttosto che da grandi flussi di lavoratori stranieri. Egli avverte che limitare la crescita a 10 milioni potrebbe accelerare il deficit dei fondi pensione e lasciare ospedali, poli tecnologici e industrie esportatrici a corto di personale. La lobby economica economiesuisse ha condiviso queste preoccupazioni, sottolineando che il 35% della forza lavoro nel settore scientifico-tecnologico svizzero possiede un passaporto UE. L’SVP ha bollato il rapporto come “allarmista”, insistendo sul fatto che l’immigrazione grava sulle infrastrutture abitative e di trasporto. Tuttavia, l’economista capo della Raiffeisen Bank, Fredy Hasenmaile, ha replicato che sono le rigidità nella pianificazione urbanistica, non la migrazione, a causare l’aumento vertiginoso degli affitti. Le sue osservazioni, anch’esse riportate il 22 maggio, rafforzano un consenso sempre più ampio secondo cui l’iniziativa fraintende la crisi abitativa. Per i responsabili della mobilità internazionale, il referendum rappresenta un rischio esistenziale: se l’iniziativa dovesse passare e le trattative con Bruxelles fallire, i datori di lavoro svizzeri potrebbero perdere l’accesso automatico al bacino di talenti UE e dover affrontare permessi a quote entro due anni. Gli studi legali stimano che i tempi di elaborazione per i trasferimenti intra-aziendali potrebbero triplicare, mentre i trasferimenti familiari con doppia carriera potrebbero diventare impraticabili se venissero limitati i diritti lavorativi del coniuge. Passi pratici da intraprendere ora: 1) verificare la presenza e le scadenze dei dipendenti con cittadinanza UE; 2) accelerare le assunzioni critiche prima di eventuali limiti di quota; 3) informare i dirigenti su strutture di assegnazione alternative tramite entità in paesi terzi; 4) coinvolgere le risorse umane nella pianificazione di scenari per i contributi ai fondi pensione in caso di peggioramento dei rapporti demografici. Anche se gli elettori dovessero respingere il limite, il dibattito segnala venti politici contrari in crescita che potrebbero rimodellare il tradizionalmente liberale regime svizzero di migrazione lavorativa.
Fonte: The Local Switzerland
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