
Un sondaggio YouGov Svizzera pubblicato il 28 maggio 2026 rivela che il 51% degli elettori probabili ora si oppone all’iniziativa di destra «No a una Svizzera da dieci milioni», mentre il 43% è ancora favorevole e il 6% è indeciso. La votazione, prevista per il 14 giugno, mira a inserire nella Costituzione un tetto massimo di popolazione di dieci milioni, limitando di fatto l’immigrazione netta dopo il 2030. Sebbene il margine rientri nell’errore statistico, la tendenza è significativa: l’opposizione ha guadagnato cinque punti percentuali rispetto al sondaggio di inizio maggio. Per le aziende che dipendono da talenti stranieri, i dati indicano che lo scenario più restrittivo sta perdendo slancio, riducendo il rischio immediato di limiti al lavoro a quote che avrebbero paralizzato la capacità della Svizzera di rilasciare permessi di lavoro a cittadini extra-UE/AELE. Le lobby imprenditoriali, tra cui economiesuisse e Swissmem, hanno condotto una campagna decisa contro l’iniziativa, avvertendo che metterebbe a rischio gli accordi bilaterali sulla libera circolazione con l’UE e comprometterebbe 374.000 pendolari transfrontalieri quotidiani. Anche le multinazionali hanno segnalato la possibile delocalizzazione di sedi regionali qualora si interrompessero i flussi di assunzione. Anche in caso di bocciatura dell’iniziativa, la competizione serrata evidenzia il malcontento pubblico sull’immigrazione netta, che ha raggiunto 98.000 unità nel 2025. I team HR e mobilità devono quindi prepararsi a negoziazioni parlamentari più rigide sui contingenti di permessi di lavoro e a rinnovate richieste di priorità all’assunzione locale. Un voto «no» garantirà tempo, ma non eliminerà la pressione strutturale a calibrare l’apertura della Svizzera ai talenti. Si consiglia alle aziende di accelerare le domande per specialisti critici prima che emerga un compromesso legislativo post-voto. Dimostrare con dati concreti il fabbisogno del mercato del lavoro e mettere in evidenza gli sforzi di integrazione resterà la migliore prassi, qualunque sia l’esito del referendum.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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