
Il Consiglio federale svizzero ha compiuto un passo decisivo il 27 maggio 2026 per ampliare il bacino di talenti del Paese e alleviare la pressione sulle imprese, spesso a corto di manodopera qualificata. Durante la riunione settimanale a Berna, il governo ha adottato il messaggio ufficiale al Parlamento che propone modifiche alla Legge sugli stranieri e l’integrazione (LSI), alla Legge sull’asilo e a due ordinanze di attuazione. Se il Parlamento approverà il pacchetto, i rifugiati ucraini e altri titolari dello status di protezione temporanea S in Svizzera otterranno per la prima volta il diritto incondizionato di cambiare cantone dopo almeno un anno di lavoro e dimostrata indipendenza finanziaria.
Oggi i datori di lavoro spesso rinunciano ad assumere candidati con protezione S perché il trasferimento tra cantoni richiede una nuova autorizzazione d’immigrazione; la riforma elimina questo ostacolo amministrativo, uniformando le regole a quelle già in vigore per gli stranieri ammessi provvisoriamente (permesso F). I titolari di protezione S disoccupati saranno invece iscritti automaticamente agli uffici pubblici di collocamento, con accesso a corsi di lingua, coaching per il CV e tirocini con sussidi salariali, strumenti che hanno già dimostrato efficacia per altri gruppi di rifugiati.
Il secondo pilastro della legge riguarda i cittadini extra-UE/AELE che completano in Svizzera una formazione professionale superiore, master applicati o ricerche post-dottorato. Questi laureati riceveranno un permesso di ricerca lavoro di sei mesi, come già previsto dal 2011 per i laureati universitari, e i datori di lavoro potranno sponsorizzarli per permessi di lavoro regolari senza dover dimostrare priorità sul mercato del lavoro o rispettare quote, qualora il ruolo rivesta “alto interesse scientifico o economico”. I responsabili HR nei cluster delle scienze della vita attorno a Basilea, nella fintech di Zurigo e nel corridoio manifatturiero avanzato della Romandia sostengono da tempo che perdere specialisti formati localmente a favore di altre giurisdizioni è un autogol evitabile.
Per le aziende, la riforma promette un inserimento più rapido, un bacino di reclutamento più ampio e minore incertezza legale nel trasferimento di dipendenti con protezione S tra filiali svizzere. Gli uffici cantonali del lavoro, invece, riceveranno un mandato esplicito – sostenuto da finanziamenti federali – per collocare attivamente i rifugiati pronti al lavoro, un cambiamento che, secondo gli economisti della migrazione, potrebbe ridurre di molti mesi la dipendenza dai sussidi sociali. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) stima che nel primo anno completo potranno beneficiare fino a 18.000 residenti con protezione S e circa 1.200 laureati di paesi terzi formati in Svizzera.
Sul piano politico, il Consiglio federale punta sul fatto che un’integrazione mirata nel mercato del lavoro sia più accettabile per gli elettori rispetto a una crescita indiscriminata dell’immigrazione. Legando i diritti a un chiaro valore economico – occupazione stabile e formazione completata in Svizzera – il governo spera di smorzare le critiche in vista del prossimo ciclo referendario sulla libera circolazione. Le imprese dovrebbero già rivedere le politiche interne sui trasferimenti cantonali, aggiornare i budget per la mobilità per eventuali agevolazioni nel pendolarismo e individuare posizioni che potrebbero qualificarsi come “di alto interesse economico” una volta aperto il canale rapido, probabilmente all’inizio del 2027.
Oggi i datori di lavoro spesso rinunciano ad assumere candidati con protezione S perché il trasferimento tra cantoni richiede una nuova autorizzazione d’immigrazione; la riforma elimina questo ostacolo amministrativo, uniformando le regole a quelle già in vigore per gli stranieri ammessi provvisoriamente (permesso F). I titolari di protezione S disoccupati saranno invece iscritti automaticamente agli uffici pubblici di collocamento, con accesso a corsi di lingua, coaching per il CV e tirocini con sussidi salariali, strumenti che hanno già dimostrato efficacia per altri gruppi di rifugiati.
Il secondo pilastro della legge riguarda i cittadini extra-UE/AELE che completano in Svizzera una formazione professionale superiore, master applicati o ricerche post-dottorato. Questi laureati riceveranno un permesso di ricerca lavoro di sei mesi, come già previsto dal 2011 per i laureati universitari, e i datori di lavoro potranno sponsorizzarli per permessi di lavoro regolari senza dover dimostrare priorità sul mercato del lavoro o rispettare quote, qualora il ruolo rivesta “alto interesse scientifico o economico”. I responsabili HR nei cluster delle scienze della vita attorno a Basilea, nella fintech di Zurigo e nel corridoio manifatturiero avanzato della Romandia sostengono da tempo che perdere specialisti formati localmente a favore di altre giurisdizioni è un autogol evitabile.
Per le aziende, la riforma promette un inserimento più rapido, un bacino di reclutamento più ampio e minore incertezza legale nel trasferimento di dipendenti con protezione S tra filiali svizzere. Gli uffici cantonali del lavoro, invece, riceveranno un mandato esplicito – sostenuto da finanziamenti federali – per collocare attivamente i rifugiati pronti al lavoro, un cambiamento che, secondo gli economisti della migrazione, potrebbe ridurre di molti mesi la dipendenza dai sussidi sociali. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) stima che nel primo anno completo potranno beneficiare fino a 18.000 residenti con protezione S e circa 1.200 laureati di paesi terzi formati in Svizzera.
Sul piano politico, il Consiglio federale punta sul fatto che un’integrazione mirata nel mercato del lavoro sia più accettabile per gli elettori rispetto a una crescita indiscriminata dell’immigrazione. Legando i diritti a un chiaro valore economico – occupazione stabile e formazione completata in Svizzera – il governo spera di smorzare le critiche in vista del prossimo ciclo referendario sulla libera circolazione. Le imprese dovrebbero già rivedere le politiche interne sui trasferimenti cantonali, aggiornare i budget per la mobilità per eventuali agevolazioni nel pendolarismo e individuare posizioni che potrebbero qualificarsi come “di alto interesse economico” una volta aperto il canale rapido, probabilmente all’inizio del 2027.
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