
Il 12 giugno 2026 il Belgio si è svegliato con un panorama migratorio profondamente cambiato, grazie all’entrata in vigore del tanto atteso Patto europeo su migrazione e asilo. Questo nuovo pacchetto normativo, approvato nel 2024 dopo anni di stallo politico, rivoluziona ogni fase del percorso migratorio, dal momento in cui una persona viene intercettata al confine esterno fino alla decisione finale su protezione o rimpatrio.
Per il Belgio, che gestisce oltre 30.000 richieste di asilo all’anno e ospita la sede istituzionale dell’UE a Bruxelles, la posta in gioco è alta. Secondo il Patto, polizia e funzionari dell’Ufficio Immigrazione belga devono ora registrare tutte le entrate irregolari entro 24 ore nel rinnovato database biometrico Eurodac, effettuare controlli obbligatori di sicurezza e vulnerabilità e decidere, entro una nuova finestra di “screening” di sette giorni, se il richiedente venga inserito nel canale ordinario di asilo o in una procedura accelerata al confine.
La riforma punta ad accelerare le decisioni, ma richiede anche investimenti significativi in interfacce IT, capacità di detenzione vicino ai punti di ingresso e formazione specializzata del personale. Il Ministero dell’Interno ha confermato l’attivazione a mezzanotte di sei nuovi centri di screening all’aeroporto di Bruxelles, al porto di Anversa e in tre valichi terrestri.
Il Patto introduce inoltre un meccanismo permanente di solidarietà che può obbligare il Belgio ad accogliere richiedenti asilo rilocati da Stati di prima linea o a fornire supporto finanziario e operativo. La ministra belga per l’Asilo, Nicole de Moor, ha dichiarato ai deputati che il Paese “sarà probabilmente un contributore netto in alcuni anni e un beneficiario in altri”, invitando il settore privato a prepararsi a un accesso più rapido al mercato del lavoro: i rifugiati riconosciuti potranno lavorare dopo sei mesi anziché nove.
I responsabili dei viaggi d’affari hanno accolto con favore regole più chiare sulle esenzioni dal visto per brevi soggiorni per viaggiatori aziendali di buona fede in transito nell’area Schengen, ma avvertono che controlli più rigorosi alle frontiere esterne potrebbero allungare le code all’aeroporto di Bruxelles nelle ore di punta. Le compagnie aeree operanti nello scalo stanno adeguando gli orari di chiusura del check-in e consigliano ai passeggeri non UE di completare la registrazione pre-viaggio nel Sistema di Entrata-Uscita UE (EES), ora obbligatorio.
A medio termine, gli esperti di mobilità prevedono che il Patto ridurrà i cosiddetti “movimenti secondari” all’interno del blocco, stabilizzerà la rete di accoglienza belga, già sotto pressione, e offrirà alle multinazionali un quadro più prevedibile per i trasferimenti intra-aziendali. Tuttavia, le ONG mettono in guardia affinché le procedure più rapide non compromettano le garanzie di giusto processo e annunciano un monitoraggio attento del nuovo meccanismo indipendente di controllo belga.
Per il Belgio, che gestisce oltre 30.000 richieste di asilo all’anno e ospita la sede istituzionale dell’UE a Bruxelles, la posta in gioco è alta. Secondo il Patto, polizia e funzionari dell’Ufficio Immigrazione belga devono ora registrare tutte le entrate irregolari entro 24 ore nel rinnovato database biometrico Eurodac, effettuare controlli obbligatori di sicurezza e vulnerabilità e decidere, entro una nuova finestra di “screening” di sette giorni, se il richiedente venga inserito nel canale ordinario di asilo o in una procedura accelerata al confine.
La riforma punta ad accelerare le decisioni, ma richiede anche investimenti significativi in interfacce IT, capacità di detenzione vicino ai punti di ingresso e formazione specializzata del personale. Il Ministero dell’Interno ha confermato l’attivazione a mezzanotte di sei nuovi centri di screening all’aeroporto di Bruxelles, al porto di Anversa e in tre valichi terrestri.
Il Patto introduce inoltre un meccanismo permanente di solidarietà che può obbligare il Belgio ad accogliere richiedenti asilo rilocati da Stati di prima linea o a fornire supporto finanziario e operativo. La ministra belga per l’Asilo, Nicole de Moor, ha dichiarato ai deputati che il Paese “sarà probabilmente un contributore netto in alcuni anni e un beneficiario in altri”, invitando il settore privato a prepararsi a un accesso più rapido al mercato del lavoro: i rifugiati riconosciuti potranno lavorare dopo sei mesi anziché nove.
I responsabili dei viaggi d’affari hanno accolto con favore regole più chiare sulle esenzioni dal visto per brevi soggiorni per viaggiatori aziendali di buona fede in transito nell’area Schengen, ma avvertono che controlli più rigorosi alle frontiere esterne potrebbero allungare le code all’aeroporto di Bruxelles nelle ore di punta. Le compagnie aeree operanti nello scalo stanno adeguando gli orari di chiusura del check-in e consigliano ai passeggeri non UE di completare la registrazione pre-viaggio nel Sistema di Entrata-Uscita UE (EES), ora obbligatorio.
A medio termine, gli esperti di mobilità prevedono che il Patto ridurrà i cosiddetti “movimenti secondari” all’interno del blocco, stabilizzerà la rete di accoglienza belga, già sotto pressione, e offrirà alle multinazionali un quadro più prevedibile per i trasferimenti intra-aziendali. Tuttavia, le ONG mettono in guardia affinché le procedure più rapide non compromettano le garanzie di giusto processo e annunciano un monitoraggio attento del nuovo meccanismo indipendente di controllo belga.
Fonte: INSIGHT EU MONITORING
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