
Dopo due anni di preparativi, il Patto europeo su migrazione e asilo è entrato ufficialmente in vigore a mezzanotte del 12 giugno 2026. Firmato nel 2024 e negoziato principalmente a Bruxelles, il pacchetto di riforme sostituisce il mosaico di 27 approcci nazionali con un unico insieme di regole vincolanti per il controllo, la registrazione e l’assegnazione dei richiedenti asilo.
In Belgio, la responsabilità dell’attuazione dal primo giorno spetta all’Ufficio Immigrazione (DVZ/IBZ) e all’Agenzia Federale per l’Asilo (Fedasil), che negli ultimi mesi hanno reclutato 340 nuovi operatori, installato chioschi biometrici all’aeroporto di Bruxelles e al porto di Anversa, e riscritto le linee guida interne per rispettare la scadenza di sette giorni per i controlli di frontiera prevista dal Patto.
Per le aziende belghe che dipendono da talenti extra-UE, la novità più immediata è l’introduzione del sistema di Entrata/Uscita a livello comunitario e l’aggiornamento del database Eurodac. All’arrivo verranno raccolte impronte digitali e immagini facciali di tutti i cittadini non UE (bambini dai sei anni in su); eventuali soggiorni irregolari attiveranno automaticamente allerte che potrebbero complicare future richieste di visto Schengen. I responsabili della mobilità aziendale consigliano quindi al personale straniero di verificare attentamente i timbri sul passaporto e conservare le carte d’imbarco come prova di partenze puntuali.
Le nuove regole introducono anche un meccanismo di solidarietà che obbliga gli Stati membri con numeri di asilo inferiori alla media a ospitare trasferimenti o a contribuire a un fondo annuale da 1 miliardo di euro. La ministra dell’Interno belga, Marie-Hélène Van den Berghe, ha annunciato che Bruxelles opterà per un approccio misto: accettare fino a 1.200 trasferimenti all’anno e destinare 35 milioni di euro al sostegno delle frontiere esterne. Secondo la ministra, questo “contributo equilibrato” tutela la reputazione del Belgio come hub umanitario senza sovraccaricare i centri di accoglienza, già vicini alla capacità massima.
Le ONG per i diritti umani con sede a Bruxelles, tra cui la Piattaforma per il Supporto ai Rifugiati, avvertono che le procedure accelerate alle frontiere potrebbero portare a detenzioni sistematiche e a un accorciamento dei tempi per i ricorsi. Stanno già preparando dossier di contenzioso strategico per verificare la compatibilità del Patto con la Costituzione belga e la Convenzione europea dei diritti umani.
Dal punto di vista pratico, i flussi di viaggiatori d’affari non dovrebbero subire variazioni: i titolari di visti Schengen di tipo C o permessi di lavoro belgi continueranno a transitare tramite i varchi elettronici. L’impatto maggiore sarà dietro le quinte, dove vettori e operatori a terra dovranno trasmettere le Informazioni Avanzate sui Passeggeri entro due ore dalla partenza, così da permettere alle autorità di precompilare i file Eurodac e segnalare eventuali rischi di sicurezza prima dell’atterraggio.
Le aziende che trasferiscono grandi gruppi di dipendenti in Belgio sono invitate a rivedere i tempi di onboarding, poiché il rilascio dei permessi di soggiorno potrebbe rallentare nel breve periodo mentre gli uffici si adattano alle nuove interfacce informatiche.
In Belgio, la responsabilità dell’attuazione dal primo giorno spetta all’Ufficio Immigrazione (DVZ/IBZ) e all’Agenzia Federale per l’Asilo (Fedasil), che negli ultimi mesi hanno reclutato 340 nuovi operatori, installato chioschi biometrici all’aeroporto di Bruxelles e al porto di Anversa, e riscritto le linee guida interne per rispettare la scadenza di sette giorni per i controlli di frontiera prevista dal Patto.
Per le aziende belghe che dipendono da talenti extra-UE, la novità più immediata è l’introduzione del sistema di Entrata/Uscita a livello comunitario e l’aggiornamento del database Eurodac. All’arrivo verranno raccolte impronte digitali e immagini facciali di tutti i cittadini non UE (bambini dai sei anni in su); eventuali soggiorni irregolari attiveranno automaticamente allerte che potrebbero complicare future richieste di visto Schengen. I responsabili della mobilità aziendale consigliano quindi al personale straniero di verificare attentamente i timbri sul passaporto e conservare le carte d’imbarco come prova di partenze puntuali.
Le nuove regole introducono anche un meccanismo di solidarietà che obbliga gli Stati membri con numeri di asilo inferiori alla media a ospitare trasferimenti o a contribuire a un fondo annuale da 1 miliardo di euro. La ministra dell’Interno belga, Marie-Hélène Van den Berghe, ha annunciato che Bruxelles opterà per un approccio misto: accettare fino a 1.200 trasferimenti all’anno e destinare 35 milioni di euro al sostegno delle frontiere esterne. Secondo la ministra, questo “contributo equilibrato” tutela la reputazione del Belgio come hub umanitario senza sovraccaricare i centri di accoglienza, già vicini alla capacità massima.
Le ONG per i diritti umani con sede a Bruxelles, tra cui la Piattaforma per il Supporto ai Rifugiati, avvertono che le procedure accelerate alle frontiere potrebbero portare a detenzioni sistematiche e a un accorciamento dei tempi per i ricorsi. Stanno già preparando dossier di contenzioso strategico per verificare la compatibilità del Patto con la Costituzione belga e la Convenzione europea dei diritti umani.
Dal punto di vista pratico, i flussi di viaggiatori d’affari non dovrebbero subire variazioni: i titolari di visti Schengen di tipo C o permessi di lavoro belgi continueranno a transitare tramite i varchi elettronici. L’impatto maggiore sarà dietro le quinte, dove vettori e operatori a terra dovranno trasmettere le Informazioni Avanzate sui Passeggeri entro due ore dalla partenza, così da permettere alle autorità di precompilare i file Eurodac e segnalare eventuali rischi di sicurezza prima dell’atterraggio.
Le aziende che trasferiscono grandi gruppi di dipendenti in Belgio sono invitate a rivedere i tempi di onboarding, poiché il rilascio dei permessi di soggiorno potrebbe rallentare nel breve periodo mentre gli uffici si adattano alle nuove interfacce informatiche.
Fonte: Associated Press
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