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Il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo entra in vigore, rafforzando i controlli alle frontiere esterne della Spagna

giu 13, 2026
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Il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo entra in vigore, rafforzando i controlli alle frontiere esterne della Spagna
La Spagna si è svegliata il 12 giugno con un nuovo scenario migratorio europeo. A mezzanotte CET, il tanto discusso Patto europeo su migrazione e asilo ha ufficialmente sostituito le regole di Dublino, introducendo controlli biometrici obbligatori alle frontiere esterne, decisioni accelerate sulle domande di asilo (con un obiettivo di tre mesi) e nuovi meccanismi di solidarietà che obbligano gli Stati membri a supportare i partner sotto pressione migratoria.

Sebbene le norme si applichino in tutta l’area Schengen, la posizione geografica della Spagna, uno dei tre principali punti di ingresso esterni dell’UE, farà sì che i cambiamenti si avvertano con particolare intensità negli aeroporti, nei porti dei traghetti e alle frontiere terrestri di Ceuta e Melilla.

Per i responsabili dei viaggi d’affari e della mobilità globale, la conseguenza immediata è operativa: i vettori devono raccogliere le Informazioni Avanzate sui Passeggeri (API) in un formato compatibile con il Sistema di Entrata/Uscita dell’UE, e i viaggiatori senza preregistrazione potrebbero dover affrontare code più lunghe per i controlli secondari, durante i quali verranno rilevate impronte digitali e immagini facciali. Le autorità spagnole hanno consigliato alle compagnie aeree di avvertire i cittadini non UE in transito da Madrid-Barajas o Barcellona-El Prat che tempi di scalo inferiori a 90 minuti potrebbero essere rischiosi nelle prossime settimane, fino a quando i flussi passeggeri non si stabilizzeranno.

Il patto accelera anche le procedure di rimpatrio per i richiedenti respinti. Il Ministero dell’Interno spagnolo ha già firmato memorandum di riammisione rapida con Marocco e Senegal ed è in trattativa per accordi simili con Costa d’Avorio e Guinea.

I datori di lavoro che utilizzano schemi di distacco a breve termine devono verificare che i documenti di soggiorno degli assegnati siano ancora validi, poiché i soggiorni irregolari attiveranno automaticamente un allarme nel database condiviso EU-LISA e potrebbero comportare divieti di ingresso fino a cinque anni.

Le ONG per i diritti umani hanno criticato la normativa per aver previsto fino a 12 settimane di detenzione nei “centri filtro” di frontiera prima che una domanda inammissibile venga respinta. Il governo spagnolo risponde che questi centri, previsti ad Almería, Tenerife e Navarra, ridurranno la pressione sulle strutture di accoglienza urbane sovraccariche e velocizzeranno i casi legittimi.

A prescindere dalle polemiche politiche, le aziende che trasferiranno personale in Spagna questa estate dovrebbero prevedere tempi supplementari nelle procedure di onboarding, assicurarsi che gli assegnati abbiano prova di alloggio e fondi sufficienti, e monitorare la stampa locale per eventuali problemi nella fase pilota. Con l’alta stagione turistica alle porte, un’implementazione fluida – o la sua mancanza – segnerà il futuro del sistema migratorio spagnolo fino al 2027.
Fonte: TeleMadrid

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