
In una decisione 6-3 emessa il 25 settembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato un'ingiunzione di un tribunale inferiore, consentendo al Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) di riprendere l’uso del sistema Systematic Alien Verification for Entitlements (SAVE) per confermare lo status di cittadinanza agli ufficiali elettorali statali e locali. La sentenza, nel caso DHS contro League of Women Voters, annulla un ordine di giugno del Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia che aveva sospeso il programma per preoccupazioni legate alla privacy e al federalismo. L’iniziativa SAVE, originariamente creata per contrastare le frodi nei benefici, è stata ampliata con l’Ordine Esecutivo 14248 (marzo 2025) per fornire alle autorità elettorali accesso gratuito e in tempo reale ai registri sull’immigrazione del DHS. Secondo il Consigliere Generale del DHS, James Percival, la sospensione della Corte Suprema rappresenta “una vittoria per l’integrità elettorale” e contribuirà a impedire la registrazione e il voto di non cittadini. Il dipartimento ha già iniziato a riattivare le connessioni di condivisione dati con 23 stati che avevano firmato protocolli d’intesa prima dell’ordine del tribunale inferiore. Per datori di lavoro e responsabili della mobilità globale, la decisione potrebbe anticipare un uso più ampio di SAVE o database simili nella verifica dell’occupazione e nei programmi statali di assistenza. Gli stati che si affidano a SAVE per controllare i richiedenti patenti di guida o licenze professionali dovrebbero ripristinare rapidamente i controlli automatizzati, riducendo i tempi di revisione manuale. Al contrario, i cittadini stranieri—soprattutto residenti permanenti e titolari di visti di lavoro—dovranno aspettarsi un controllo più rigoroso dei documenti se risultano in SAVE come non cittadini. I consulenti dovrebbero ricordare ai trasferiti di viaggiare con i documenti originali I-551 o I-94 fino a quando non sarà confermata l’accuratezza dei dati. La sentenza potrebbe inoltre accelerare le proposte guidate dai Repubblicani per rendere obbligatori i controlli di cittadinanza nei programmi federali di assistenza e per collegare i registri elettorali statali ai sistemi federali sull’immigrazione. È probabile che le controversie sulla tutela della privacy dei dati continuino, ma l’intervento della Corte Suprema segnala una disponibilità ampia a permettere al DHS di utilizzare i database sull’immigrazione per la verifica dell’identità anche al di fuori dei tradizionali contesti di applicazione della legge.
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