
Il cruscotto Schengen della Commissione Europea, aggiornato al 29 settembre 2026, include la Germania tra gli Stati membri che hanno formalmente prorogato i controlli alle frontiere interne per un ulteriore periodo di sei mesi, fino al 15 marzo 2027. Berlino giustifica la misura con le “persistenti gravi minacce alla sicurezza pubblica e all’ordine” derivanti dall’elevato flusso di migrazione irregolare, dalle reti di trafficanti di persone e dalle pressioni sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo.
La Germania ha reintrodotto i controlli alla frontiera terrestre con l’Austria nel 2015, nel pieno della crisi dei rifugiati, e da allora ha effettuato numerose proroghe ai sensi degli articoli 25 e 27 del Codice delle frontiere Schengen. La notifica attuale amplia l’ambito geografico includendo controlli a campione anche alle frontiere con Repubblica Ceca e Polonia, in risposta all’aumento recente degli attraversamenti clandestini lungo le cosiddette rotte balcaniche e orientali.
Il traffico merci e i pendolari abituali registrano tempi di attesa leggermente più lunghi, anche se la Polizia Federale sottolinea che i controlli restano basati sul rischio e mobili. Per le imprese, la proroga comporta implicazioni contrastanti: i fornitori logistici devono considerare possibili ritardi, soprattutto per le consegne just-in-time provenienti dall’Europa centrale e orientale, mentre gli operatori di autobus devono assicurarsi che i passeggeri siano in possesso di un documento d’identità valido.
Sul fronte positivo, il governo sta ampliando un programma di “corsie verdi” che consente ai camion pre-verificati di utilizzare corridoi dedicati. Gli esperti legali osservano che la Germania sta spingendo al limite il tetto massimo cumulativo di quattro anni previsto dalla normativa UE, un aspetto che ha suscitato critiche da parte di Bruxelles e degli Stati confinanti.
Il ministro dell’Interno Joachim Herrmann ha difeso la decisione, sostenendo che la riforma del Sistema europeo comune di asilo non si è ancora tradotta in un sollievo operativo alle frontiere esterne. La Commissione dovrebbe esprimere un parere sulla proporzionalità a ottobre, ma raramente blocca del tutto le proroghe.
I professionisti della mobilità internazionale sono invitati a informare il personale in viaggio — in particolare i cittadini di paesi terzi con permessi di soggiorno in altri Stati UE — che potrebbero essere richiesti documenti che attestino la regolarità del soggiorno durante i passaggi via strada o ferrovia. È fortemente consigliato portare con sé passaporto e carta di soggiorno, piuttosto che affidarsi solo alla carta d’identità nazionale, almeno fino a metà marzo.
La Germania ha reintrodotto i controlli alla frontiera terrestre con l’Austria nel 2015, nel pieno della crisi dei rifugiati, e da allora ha effettuato numerose proroghe ai sensi degli articoli 25 e 27 del Codice delle frontiere Schengen. La notifica attuale amplia l’ambito geografico includendo controlli a campione anche alle frontiere con Repubblica Ceca e Polonia, in risposta all’aumento recente degli attraversamenti clandestini lungo le cosiddette rotte balcaniche e orientali.
Il traffico merci e i pendolari abituali registrano tempi di attesa leggermente più lunghi, anche se la Polizia Federale sottolinea che i controlli restano basati sul rischio e mobili. Per le imprese, la proroga comporta implicazioni contrastanti: i fornitori logistici devono considerare possibili ritardi, soprattutto per le consegne just-in-time provenienti dall’Europa centrale e orientale, mentre gli operatori di autobus devono assicurarsi che i passeggeri siano in possesso di un documento d’identità valido.
Sul fronte positivo, il governo sta ampliando un programma di “corsie verdi” che consente ai camion pre-verificati di utilizzare corridoi dedicati. Gli esperti legali osservano che la Germania sta spingendo al limite il tetto massimo cumulativo di quattro anni previsto dalla normativa UE, un aspetto che ha suscitato critiche da parte di Bruxelles e degli Stati confinanti.
Il ministro dell’Interno Joachim Herrmann ha difeso la decisione, sostenendo che la riforma del Sistema europeo comune di asilo non si è ancora tradotta in un sollievo operativo alle frontiere esterne. La Commissione dovrebbe esprimere un parere sulla proporzionalità a ottobre, ma raramente blocca del tutto le proroghe.
I professionisti della mobilità internazionale sono invitati a informare il personale in viaggio — in particolare i cittadini di paesi terzi con permessi di soggiorno in altri Stati UE — che potrebbero essere richiesti documenti che attestino la regolarità del soggiorno durante i passaggi via strada o ferrovia. È fortemente consigliato portare con sé passaporto e carta di soggiorno, piuttosto che affidarsi solo alla carta d’identità nazionale, almeno fino a metà marzo.
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