
Il governo spagnolo comunica che 11.026 persone entrate irregolarmente a Ceuta da luglio sono già rientrate in Marocco: 10.513 volontariamente e 513 tramite espulsione. Tuttavia, si ammette che un numero imprecisato di migranti si nasconde ancora nei quartieri collinari e negli edifici abbandonati. I dati sono stati diffusi il 9 ottobre dal Ministro per la Politica Territoriale Ángel Víctor Torres, mentre la città si prepara alla visita di alto profilo del re Felipe VI e della regina Letizia, prevista per il 13 ottobre. Le autorità attribuiscono l’aumento recente dei rientri a un’operazione di polizia che ha sgomberato il noto accampamento sulla spiaggia chiamato “El Trampolín”, da cui sono partite 1.813 persone. Tuttavia, le ONG locali segnalano che molti migranti si sono semplicemente spostati verso l’interno, in quartieri come El Príncipe, dove gruppi comunitari offrono rifugi temporanei. Un reportage di campo di El País racconta di famiglie che vivono in condizioni precarie e sottolinea le difficoltà nel monitorare i minori, 2.827 dei quali sono ancora nel sistema di protezione. L’incertezza persistente complica la pianificazione della sicurezza per la visita reale e ha spinto la Spagna a prolungare i controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dall’Italia. Ciò crea anche sfide operative per le aziende che movimentano personale attraverso il porto di Ceuta, diventato un punto di transito per i centri di accoglienza temporanei. In risposta, Madrid ha ampliato la capacità di accoglienza da 2.000 a oltre 7.000 posti e ha stanziato 45 milioni di euro per fondi di emergenza destinati alla città autonoma. Le imprese con attività in Nord Africa sono invitate a monitorare gli orari dei traghetti, soggetti a variazioni improvvise, e a ricordare ai dipendenti di portare sempre con sé il passaporto anche per i trasferimenti di routine attraverso lo Stretto. Gli analisti avvertono che, sebbene i numeri dei rientri appaiano significativi, la mancanza di dati precisi sui migranti ancora presenti a Ceuta potrebbe compromettere le future decisioni politiche, soprattutto se le autorità decideranno di adottare ulteriori controlli interni o di accelerare le espulsioni.
Fonte: Canal Sur / El País
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