
Un rapporto esclusivo di The Independent del 20 ottobre 2026 rivela che i tempi di elaborazione dei visti per studenti (studio) si sono allungati fino a quattro mesi, ben oltre il termine ufficiale di tre settimane, costringendo alcuni studenti internazionali a rinunciare ai posti nelle università britanniche. L’organizzazione di settore Universities UK stima che un solo ciclo di studenti stranieri contribuisca con 40 miliardi di sterline all’economia durante la durata dei loro corsi; un calo del 19% nelle domande di quest’anno rappresenta quindi un duro colpo finanziario. Tra i casi segnalati ci sono candidati da Cipro, India e Russia che hanno perso le scadenze di iscrizione nonostante avessero pagato il servizio prioritario da 500 sterline. Vanessa Wilson, CEO di University Alliance, denuncia “rifiuti arbitrari e imprevedibili” come un problema in crescita, con studenti respinti per presunti documenti finanziari incompleti che invece le istituzioni affermano siano stati consegnati in tempo. La stretta segue le regole più rigide del Labour che limitano i familiari a carico e impongono il divieto di visto studentesco per Afghanistan, Camerun, Myanmar e Sudan. Le implicazioni per la mobilità globale e la pianificazione dei talenti sono doppie: da un lato, i datori di lavoro britannici che puntano sui laureati potrebbero trovarsi con un bacino di candidati ridotto nel 2027-28; dall’altro, le aziende che sponsorizzano dipendenti per MBA esecutivi o dottorati nel Regno Unito dovrebbero prevedere tempi più lunghi e presentare le domande almeno quattro mesi prima. Le tariffe per il servizio rapido potrebbero non garantire più un rilascio veloce. Le università stanno facendo pressione sul Home Office per maggiore trasparenza nelle decisioni degli addetti ai casi e per la pubblicazione di statistiche aggiornate sui tempi di elaborazione. Se i ritardi dovessero persistere, alcune potrebbero spostare gli investimenti di marketing verso Canada e Australia, riducendo così l’attrattività del Regno Unito come polo di ricerca e innovazione.
Fonte: The Independent
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