
L’agenzia federale belga per l’accoglienza, Fedasil, ha confermato il 21 ottobre che disattiverà 560 posti di accoglienza riservati a minori stranieri non accompagnati, citando un calo costante degli arrivi dal 2023. La misura riguarda diversi centri nella Regione di Bruxelles-Capitale — tra cui Bordet, Oudergem e Neder-Over-Heembeek — oltre a strutture in Vallonia. Parte della capacità sarà riconvertita per famiglie e uomini adulti soli, mentre il resto verrà chiuso, causando, secondo i sindacati, l’equivalente di 53 posti di lavoro a tempo pieno persi. Il personale di due strutture di Bruxelles ha organizzato scioperi spontanei dopo l’annuncio, e il sindacato socialista ACOD ha presentato un preavviso di sciopero a tempo indeterminato chiedendo negoziati con il governo federale. Fedasil ha definito la riduzione come una “gestione dinamica” volta a mantenere la rete flessibile ed evitare chiusure permanenti. Il portavoce Filip Van der Elst ha sottolineato che si esploreranno ricollocazioni interne prima di procedere a licenziamenti, ma i sindacati sostengono che i precedenti tagli offrono pochi esempi di riassegnazioni su larga scala. Per le aziende che si affidano a ONG locali e centri Fedasil per programmi di coinvolgimento comunitario o responsabilità sociale d’impresa, la ristrutturazione potrebbe interrompere i programmi dei volontari e le segnalazioni dei beneficiari. I team HR dovrebbero inoltre considerare che qualsiasi riduzione della capacità di accoglienza può alimentare il dibattito pubblico sulla politica migratoria più ampia, influenzando potenzialmente il clima politico riguardo all’immigrazione lavorativa. L’episodio ricorda che le questioni legate alla mobilità globale vanno oltre il semplice rilascio dei visti, coinvolgendo l’infrastruttura sul territorio che supporta i nuovi arrivati. Anche con flussi di richiesta d’asilo più bassi, cambiamenti improvvisi nella capacità possono creare sfide operative e di reputazione per i datori di lavoro con alta visibilità pubblica in Belgio.
Fonte: BRUZZ
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