
Le revoche dei permessi di lavoro in Irlanda sono aumentate drasticamente, raggiungendo 13.784 nei primi nove mesi del 2025, rispetto a sole 1.064 in tutto il 2024, secondo i dati analizzati dal sito di informazione Gript e pubblicati il 4 novembre. Questo forte incremento segue l’aumento graduale delle soglie salariali minime introdotto a gennaio 2024 e controlli più rigorosi da parte del Dipartimento per l’Impresa, il Commercio e l’Occupazione (DETE).
I settori più colpiti sono ospitalità e ristorazione (28% delle revoche), lavorazione della carne (22%) e IT (18%). Le soglie salariali per molti permessi generali sono passate da 30.000 a 34.000 euro, mentre per assistenti sanitari e badanti saliranno a 30.000 euro da gennaio 2026. Il DETE ha inoltre revocato permessi in caso di cambiamenti nelle mansioni lavorative o mancato rispetto degli obblighi di test del mercato del lavoro.
I cittadini indiani, brasiliani e filippini sono stati i più colpiti, riflettendo la loro concentrazione nei settori interessati. I datori di lavoro attribuiscono la situazione a una domanda più debole e agli aumenti salariali, mentre le associazioni per i diritti dei migranti avvertono che le revoche improvvise espongono i lavoratori a rischi di sfruttamento nell’economia sommersa.
Il messaggio per le multinazionali è chiaro: l’Irlanda sta inasprendo i controlli qualitativi sui permessi, anche se il numero complessivo di immigrati cresce. Le aziende che si affidano a permessi generali o trasferimenti intra-aziendali dovrebbero prevedere salari più alti o considerare i Permessi per Competenze Critiche, che hanno tassi di cancellazione inferiori.
Consiglio pratico: prevedere un margine di sicurezza di 6-12 mesi nei modelli di pianificazione del personale e monitorare il programma Trusted Partner del DETE, che offre rinnovi semplificati ma con rigorosi obblighi di conformità. È inoltre consigliabile un audit approfondito dei fornitori terzi nei settori catering, pulizie e sicurezza, dove si registrano molte revoche, per evitare danni reputazionali.
I settori più colpiti sono ospitalità e ristorazione (28% delle revoche), lavorazione della carne (22%) e IT (18%). Le soglie salariali per molti permessi generali sono passate da 30.000 a 34.000 euro, mentre per assistenti sanitari e badanti saliranno a 30.000 euro da gennaio 2026. Il DETE ha inoltre revocato permessi in caso di cambiamenti nelle mansioni lavorative o mancato rispetto degli obblighi di test del mercato del lavoro.
I cittadini indiani, brasiliani e filippini sono stati i più colpiti, riflettendo la loro concentrazione nei settori interessati. I datori di lavoro attribuiscono la situazione a una domanda più debole e agli aumenti salariali, mentre le associazioni per i diritti dei migranti avvertono che le revoche improvvise espongono i lavoratori a rischi di sfruttamento nell’economia sommersa.
Il messaggio per le multinazionali è chiaro: l’Irlanda sta inasprendo i controlli qualitativi sui permessi, anche se il numero complessivo di immigrati cresce. Le aziende che si affidano a permessi generali o trasferimenti intra-aziendali dovrebbero prevedere salari più alti o considerare i Permessi per Competenze Critiche, che hanno tassi di cancellazione inferiori.
Consiglio pratico: prevedere un margine di sicurezza di 6-12 mesi nei modelli di pianificazione del personale e monitorare il programma Trusted Partner del DETE, che offre rinnovi semplificati ma con rigorosi obblighi di conformità. È inoltre consigliabile un audit approfondito dei fornitori terzi nei settori catering, pulizie e sicurezza, dove si registrano molte revoche, per evitare danni reputazionali.
Fonte: Gript
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