
Un nuovo sondaggio di economiesuisse su 400 aziende rivela che il 30% prevede di aumentare gli investimenti all’estero e di spostare parte della produzione fuori dalla Svizzera per mitigare i dazi statunitensi del 15-39% sui prodotti svizzeri. Il 16% intende trasferirsi in paesi terzi al di fuori di UE e USA, il 10% sposterà la capacità produttiva direttamente in America, mentre il 5% sceglierà siti nell’UE.
Il sondaggio arriva a poche settimane dall’accordo tra Berna e Washington per la riduzione dei dazi, che ha portato i dazi medi al 15%, vincolando però l’intesa a impegni svizzeri per investimenti negli USA fino a 200 miliardi di dollari. L’economista capo Rudolf Minsch sostiene che gli investimenti all’estero fanno parte del modello di business svizzero e possono salvaguardare i posti di lavoro interni, ma gli esperti bancari avvertono che se solo il settore farmaceutico dovesse deviare tutte le esportazioni verso gli USA, la crescita del PIL a cinque anni potrebbe scendere dal 10% al 7,7%.
Per i responsabili della mobilità internazionale, i risultati indicano un probabile aumento di trasferimenti all’estero, progetti greenfield e trasferimenti intra-aziendali, soprattutto verso Nord America e Asia. I team HR dovrebbero rivedere le politiche di compensazione fiscale a lungo termine, la copertura degli Accordi di Totalizzazione e le implicazioni del costo della vita per il personale nelle regioni statunitensi del Sunbelt e nel Sud-Est asiatico, dove molte aziende stanno cercando nuove sedi.
Il sondaggio evidenzia anche risposte alternative delle aziende: aumento dei prezzi, diversificazione in nuovi mercati o sospensione delle esportazioni verso gli USA, opzioni che potrebbero influenzare la pianificazione del personale. Le aziende restano preoccupate per la protezione dei posti di lavoro ad alto valore aggiunto nella R&S in Svizzera, suggerendo team ibridi con innovazione mantenuta in patria e produzione delocalizzata.
Dal punto di vista politico, i dati potrebbero alimentare la revisione del mercato del lavoro del Consiglio Federale prevista per il 2026, mentre i funzionari valutano se siano necessari ulteriori incentivi fiscali per ancorare in Svizzera la produzione avanzata e i talenti nel settore delle scienze della vita.
Il sondaggio arriva a poche settimane dall’accordo tra Berna e Washington per la riduzione dei dazi, che ha portato i dazi medi al 15%, vincolando però l’intesa a impegni svizzeri per investimenti negli USA fino a 200 miliardi di dollari. L’economista capo Rudolf Minsch sostiene che gli investimenti all’estero fanno parte del modello di business svizzero e possono salvaguardare i posti di lavoro interni, ma gli esperti bancari avvertono che se solo il settore farmaceutico dovesse deviare tutte le esportazioni verso gli USA, la crescita del PIL a cinque anni potrebbe scendere dal 10% al 7,7%.
Per i responsabili della mobilità internazionale, i risultati indicano un probabile aumento di trasferimenti all’estero, progetti greenfield e trasferimenti intra-aziendali, soprattutto verso Nord America e Asia. I team HR dovrebbero rivedere le politiche di compensazione fiscale a lungo termine, la copertura degli Accordi di Totalizzazione e le implicazioni del costo della vita per il personale nelle regioni statunitensi del Sunbelt e nel Sud-Est asiatico, dove molte aziende stanno cercando nuove sedi.
Il sondaggio evidenzia anche risposte alternative delle aziende: aumento dei prezzi, diversificazione in nuovi mercati o sospensione delle esportazioni verso gli USA, opzioni che potrebbero influenzare la pianificazione del personale. Le aziende restano preoccupate per la protezione dei posti di lavoro ad alto valore aggiunto nella R&S in Svizzera, suggerendo team ibridi con innovazione mantenuta in patria e produzione delocalizzata.
Dal punto di vista politico, i dati potrebbero alimentare la revisione del mercato del lavoro del Consiglio Federale prevista per il 2026, mentre i funzionari valutano se siano necessari ulteriori incentivi fiscali per ancorare in Svizzera la produzione avanzata e i talenti nel settore delle scienze della vita.
Fonte: Reuters