
L’unità della Guardia di Frontiera della Slesia in Polonia ha nuovamente focalizzato l’attenzione sul fiorente settore del lavoro temporaneo. Durante un’ispezione l’11 febbraio nella contea di Nysa, gli agenti hanno scoperto 32 cittadini filippini e sei colombiani impegnati nell’assemblaggio di componenti in una fabbrica, nonostante nessuno di loro fosse in possesso dei permessi di soggiorno e lavoro richiesti per cittadini di paesi terzi.
Secondo il comunicato ufficiale, i lavoratori erano stati “ceduti in leasing” all’impianto da un’agenzia per il lavoro che non aveva ottenuto le autorizzazioni lavorative legalmente vincolanti. Gli investigatori hanno quindi emesso 37 ordini di rimpatrio, concedendo ai migranti 30 giorni per lasciare l’area Schengen e imponendo un divieto di rientro di un anno. Un caso è ancora in fase di valutazione.
Il blitz a Opole fa parte di una più ampia campagna nazionale di controllo: dal 1° gennaio la Guardia di Frontiera della Slesia ha emesso oltre 300 decisioni di espulsione. I datori di lavoro rischiano sanzioni amministrative fino a 30.000 PLN (circa 6.900 euro) per ogni lavoratore irregolare, mentre le agenzie rischiano la revoca del diritto di collocare personale.
Per i responsabili della mobilità internazionale, il caso evidenzia due criticità ricorrenti in Polonia: i lunghi tempi di rilascio dei permessi di lavoro a livello voivodale e un mercato grigio in espansione per il “leasing” di manodopera. Si consiglia alle aziende di effettuare una due diligence sui subappaltatori, conservare copie di tutte le autorizzazioni lavorative in loco e verificare i registri di presenza. La mancata osservanza può bloccare le linee di produzione, invalidare i certificati A1 per lavoratori distaccati e compromettere la reputazione presso gli ispettorati del lavoro polacchi.
Secondo il comunicato ufficiale, i lavoratori erano stati “ceduti in leasing” all’impianto da un’agenzia per il lavoro che non aveva ottenuto le autorizzazioni lavorative legalmente vincolanti. Gli investigatori hanno quindi emesso 37 ordini di rimpatrio, concedendo ai migranti 30 giorni per lasciare l’area Schengen e imponendo un divieto di rientro di un anno. Un caso è ancora in fase di valutazione.
Il blitz a Opole fa parte di una più ampia campagna nazionale di controllo: dal 1° gennaio la Guardia di Frontiera della Slesia ha emesso oltre 300 decisioni di espulsione. I datori di lavoro rischiano sanzioni amministrative fino a 30.000 PLN (circa 6.900 euro) per ogni lavoratore irregolare, mentre le agenzie rischiano la revoca del diritto di collocare personale.
Per i responsabili della mobilità internazionale, il caso evidenzia due criticità ricorrenti in Polonia: i lunghi tempi di rilascio dei permessi di lavoro a livello voivodale e un mercato grigio in espansione per il “leasing” di manodopera. Si consiglia alle aziende di effettuare una due diligence sui subappaltatori, conservare copie di tutte le autorizzazioni lavorative in loco e verificare i registri di presenza. La mancata osservanza può bloccare le linee di produzione, invalidare i certificati A1 per lavoratori distaccati e compromettere la reputazione presso gli ispettorati del lavoro polacchi.
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