
Il Ministro degli Interni Tony Burke ha trascorso la mattina del 22 febbraio a rispondere alle domande riguardanti un gruppo di australiani bloccati nel campo di detenzione di Roj, nel nord-est della Siria. Undici donne – per lo più vedove di combattenti dello Stato Islamico – e 23 bambini hanno tentato più volte di lasciare la struttura gestita dai curdi, mentre i combattimenti nella regione si intensificano. Burke ha dichiarato ai giornalisti che solo una donna attualmente soddisfa i criteri per un Ordine Temporaneo di Esclusione (TEO) e che la legge sui passaporti garantisce ai cittadini australiani un diritto quasi automatico di rientro. Le agenzie di intelligence, ha aggiunto, hanno “mappato l’ideologia, lo stato mentale e la storia dei viaggi di ogni individuo”, ma ritengono che il gruppo non rappresenti “una minaccia coerente”. I critici di entrambi gli schieramenti politici esprimono frustrazione per quella che definiscono la posizione “non interventista” di Canberra. La Coalizione sostiene che, senza poteri ministeriali più incisivi, le donne potrebbero imbarcarsi su voli commerciali una volta ottenuti i documenti di viaggio; le organizzazioni per i diritti umani replicano che la detenzione indefinita senza accuse è inaccettabile e che a pagarne il prezzo sono i bambini. Sul piano pratico, i team aziendali responsabili dei viaggi e dei trasferimenti devono essere pronti a gestire regole di esclusione che possono cambiare rapidamente. Un TEO può impedire a un titolare di passaporto di salire su un volo diretto in Australia per due anni e prevede severe pene detentive in caso di violazione. I responsabili dei viaggi che operano in Medio Oriente dovrebbero verificare se il personale o i familiari potrebbero essere soggetti a divieti improvvisi di ingresso. A lungo termine, il caso evidenzia la riluttanza del governo Albanese a concedere una discrezionalità ministeriale assoluta sul movimento dei cittadini. A meno che il Parlamento non modifichi la legge, i titolari di passaporto australiano – per quanto controversi – mantengono un diritto quasi illimitato di rientro, lasciando la gestione del rischio al monitoraggio, alla sorveglianza e, quando possibile, alle azioni legali dopo l’arrivo.
Fonte: The Guardian
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