
La Germania ha formalmente notificato alla Commissione Europea l’intenzione di prorogare per altri sei mesi il ripristino temporaneo dei controlli a tutti e nove i suoi confini terrestri, dal 16 marzo al 15 settembre 2026. La decisione, pubblicata il 3 marzo 2026, mantiene attivi i posti di controllo fissi e le ispezioni mobili occasionali ai valichi con Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Svizzera. Berlino giustifica la misura con “minacce gravi e persistenti alla sicurezza pubblica e all’ordine derivanti da migrazione irregolare e traffico di migranti”, richiamandosi agli articoli 25 e 28 del Codice delle frontiere Schengen.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità aziendale, questa estensione significa che i viaggi, prima considerati spostamenti interni all’area Schengen, continueranno a essere soggetti a controlli documentali a campione, interrogatori da parte della polizia e occasionali ispezioni dei veicoli. I tour in pullman lungo la valle del Reno, i pendolari ferroviari transfrontalieri sulle tratte Monaco–Salisburgo e Colonia–Bruxelles, così come gli operatori del trasporto merci su gomma lungo i corridoi A3 e A8, dovranno prevedere tempi di attesa supplementari. L’associazione automobilistica tedesca ADAC avverte di code tra i 10 e i 40 minuti nelle ore di punta, soprattutto nei fine settimana estivi. Deutsche Bahn ha già emesso allerte per la protezione delle coincidenze sui servizi ICE che attraversano i confini austriaco e ceco.
Sul piano politico, la decisione evidenzia l’atteggiamento più rigido del governo Merz sul controllo delle migrazioni e arriva nel pieno delle trattative di coalizione per la creazione di un’“Autorità federale per la protezione delle frontiere” permanente, che integrerebbe elementi della Bundespolizei e della dogana. Gli Stati confinanti hanno espresso frustrazione per le proroghe a ripetizione della Germania — la Polonia le ha definite “strutturalmente sproporzionate” — ma la Commissione dispone di margini limitati finché Berlino rinnova le notifiche ogni sei mesi.
Le multinazionali con flussi di pendolari o trasferimenti in Germania dovrebbero:
• Verificare gli itinerari che prevedono attraversamenti terrestri ravvicinati seguiti da voli o incontri critici nello stesso giorno;
• Consigliare ai viaggiatori di tenere a portata di mano passaporti, permessi di soggiorno e lettere di invito aziendali;
• Controllare la validità dei certificati A1 per lavoratori distaccati e delle carte CPC per gli autisti;
• Monitorare il portale Schengen della Commissione per eventuali modifiche durante il periodo.
L’estensione si intreccia inoltre con l’entrata in vigore del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES), prevista per il 10 aprile 2026: i dati raccolti durante i controlli interni a campione saranno inseriti nelle stesse banche dati biometriche, rafforzando ulteriormente il contrasto ai soggiorni irregolari nell’intero blocco.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità aziendale, questa estensione significa che i viaggi, prima considerati spostamenti interni all’area Schengen, continueranno a essere soggetti a controlli documentali a campione, interrogatori da parte della polizia e occasionali ispezioni dei veicoli. I tour in pullman lungo la valle del Reno, i pendolari ferroviari transfrontalieri sulle tratte Monaco–Salisburgo e Colonia–Bruxelles, così come gli operatori del trasporto merci su gomma lungo i corridoi A3 e A8, dovranno prevedere tempi di attesa supplementari. L’associazione automobilistica tedesca ADAC avverte di code tra i 10 e i 40 minuti nelle ore di punta, soprattutto nei fine settimana estivi. Deutsche Bahn ha già emesso allerte per la protezione delle coincidenze sui servizi ICE che attraversano i confini austriaco e ceco.
Sul piano politico, la decisione evidenzia l’atteggiamento più rigido del governo Merz sul controllo delle migrazioni e arriva nel pieno delle trattative di coalizione per la creazione di un’“Autorità federale per la protezione delle frontiere” permanente, che integrerebbe elementi della Bundespolizei e della dogana. Gli Stati confinanti hanno espresso frustrazione per le proroghe a ripetizione della Germania — la Polonia le ha definite “strutturalmente sproporzionate” — ma la Commissione dispone di margini limitati finché Berlino rinnova le notifiche ogni sei mesi.
Le multinazionali con flussi di pendolari o trasferimenti in Germania dovrebbero:
• Verificare gli itinerari che prevedono attraversamenti terrestri ravvicinati seguiti da voli o incontri critici nello stesso giorno;
• Consigliare ai viaggiatori di tenere a portata di mano passaporti, permessi di soggiorno e lettere di invito aziendali;
• Controllare la validità dei certificati A1 per lavoratori distaccati e delle carte CPC per gli autisti;
• Monitorare il portale Schengen della Commissione per eventuali modifiche durante il periodo.
L’estensione si intreccia inoltre con l’entrata in vigore del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES), prevista per il 10 aprile 2026: i dati raccolti durante i controlli interni a campione saranno inseriti nelle stesse banche dati biometriche, rafforzando ulteriormente il contrasto ai soggiorni irregolari nell’intero blocco.
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