
I lavoratori da remoto che cercano una base in Europa hanno ora nuovi dati per orientare la loro scelta: la Spagna è stata classificata come la migliore destinazione al mondo per nomadi digitali nell’Indice del Visto per Nomadi Digitali 2026, pubblicato da Immigrant Invest. Il rapporto iVisa, diffuso il 10 aprile, attribuisce il merito al “Visado para Teletrabajadores a Distancia” spagnolo, attivo da un anno, per il suo percorso semplice verso la residenza permanente dopo cinque anni, e per il continuo richiamo della cosiddetta Legge Beckham, che tassa la maggior parte dei redditi esteri al 0% e quelli locali al 24% per un massimo di sei anni.
I ricercatori hanno valutato 51 paesi in base alla rapidità del rilascio dei visti, alle soglie minime di reddito, al trattamento fiscale, al costo della vita e a indicatori di qualità della vita come sanità e connettività internet. La Spagna ha ottenuto punteggi particolarmente alti per la connettività (il 99% delle famiglie ha accesso alla fibra a 100 Mbps) e per la facilità di rinnovo: i titolari devono trascorrere solo 183 giorni all’anno nel paese per mantenere valido il permesso, e i familiari possono essere inclusi come dipendenti.
Malta e Portogallo si sono piazzati rispettivamente al secondo e terzo posto, mentre Italia e Bahamas completano la top five. Questo riconoscimento non è solo motivo di orgoglio: start-up di Barcellona e Valencia segnalano un aumento delle richieste. La società di legaltech Acme Cloud ha riferito a Euro-Cloud ES che le richieste settimanali da parte di candidati statunitensi sono raddoppiate nell’ultimo mese, mentre il coworking ImpactHub Madrid registra un aumento del 20% nelle prenotazioni di postazioni “prova” per maggio.
Il Ministero degli Esteri spagnolo, ancora impegnato a smaltire un arretrato di 9.800 pratiche per nomadi digitali risalenti alla fine del 2025, ha promesso di assumere 60 nuovi operatori nei consolati americani. Per i datori di lavoro, il primato della Spagna rappresenta sia opportunità sia sfide di conformità. I team HR devono collaborare strettamente con il reparto paghe per assicurarsi che i dipendenti da remoto che si trasferiscono comprendano che diventano residenti fiscali spagnoli se soggiornano oltre 183 giorni, con possibili obblighi contributivi. Le aziende che si affidano ai cosiddetti “nomadi contractor” devono inoltre considerare le regole più severe spagnole sulla falsa partita IVA: gli ispettori del lavoro possono infliggere multe fino a 225.000 euro per lavoratore in caso di finta collaborazione autonoma.
Sul fronte dei trasporti, la classifica arriva mentre Renfe amplia i servizi AVE ad alta velocità e quelli low-cost di Iryo, rendendo praticabile lo spostamento tra Madrid, Barcellona e Málaga per i professionisti indipendenti dalla posizione. Con l’entrata in vigore di ETIAS prevista per il prossimo anno, la certezza pluriennale offerta dal visto per nomadi digitali appare ancora più vantaggiosa.
I ricercatori hanno valutato 51 paesi in base alla rapidità del rilascio dei visti, alle soglie minime di reddito, al trattamento fiscale, al costo della vita e a indicatori di qualità della vita come sanità e connettività internet. La Spagna ha ottenuto punteggi particolarmente alti per la connettività (il 99% delle famiglie ha accesso alla fibra a 100 Mbps) e per la facilità di rinnovo: i titolari devono trascorrere solo 183 giorni all’anno nel paese per mantenere valido il permesso, e i familiari possono essere inclusi come dipendenti.
Malta e Portogallo si sono piazzati rispettivamente al secondo e terzo posto, mentre Italia e Bahamas completano la top five. Questo riconoscimento non è solo motivo di orgoglio: start-up di Barcellona e Valencia segnalano un aumento delle richieste. La società di legaltech Acme Cloud ha riferito a Euro-Cloud ES che le richieste settimanali da parte di candidati statunitensi sono raddoppiate nell’ultimo mese, mentre il coworking ImpactHub Madrid registra un aumento del 20% nelle prenotazioni di postazioni “prova” per maggio.
Il Ministero degli Esteri spagnolo, ancora impegnato a smaltire un arretrato di 9.800 pratiche per nomadi digitali risalenti alla fine del 2025, ha promesso di assumere 60 nuovi operatori nei consolati americani. Per i datori di lavoro, il primato della Spagna rappresenta sia opportunità sia sfide di conformità. I team HR devono collaborare strettamente con il reparto paghe per assicurarsi che i dipendenti da remoto che si trasferiscono comprendano che diventano residenti fiscali spagnoli se soggiornano oltre 183 giorni, con possibili obblighi contributivi. Le aziende che si affidano ai cosiddetti “nomadi contractor” devono inoltre considerare le regole più severe spagnole sulla falsa partita IVA: gli ispettori del lavoro possono infliggere multe fino a 225.000 euro per lavoratore in caso di finta collaborazione autonoma.
Sul fronte dei trasporti, la classifica arriva mentre Renfe amplia i servizi AVE ad alta velocità e quelli low-cost di Iryo, rendendo praticabile lo spostamento tra Madrid, Barcellona e Málaga per i professionisti indipendenti dalla posizione. Con l’entrata in vigore di ETIAS prevista per il prossimo anno, la certezza pluriennale offerta dal visto per nomadi digitali appare ancora più vantaggiosa.
Fonte: iVisa News
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