
La camera bassa tedesca ha dedicato parte della seduta plenaria del 23 aprile 2026 a due mozioni dell’opposizione che permetterebbero ai comuni di rifiutare l’assegnazione obbligatoria di richiedenti asilo in caso di mercati abitativi locali saturi. Le iniziative sponsorizzate dall’AfD, discusse sotto il titolo «Zwangszuweisungen» (assegnazioni forzate), propongono di modificare il §45 della legge sull’asilo per concedere ai comuni un diritto di veto vincolante quando le autorità statali assegnano i nuovi arrivati. Un disegno di legge collegato, il cosiddetto «Massenmigrationsbewältigungsgesetz» (legge per la gestione della migrazione di massa), prevede inoltre un inasprimento degli obblighi di registrazione e un’accelerazione dei trasferimenti dei richiedenti respinti verso i centri di accoglienza federali.
I sostenitori sostengono che, con oltre 140.000 decisioni di primo grado sull’asilo ancora in sospeso e affitti privati nelle città ai massimi storici, i consigli comunali non possono assorbire ulteriori arrivi senza aumentare il rischio di senzatetto. Il deputato AfD Marc Bernhard ha citato il quartiere berlinese di Reinickendorf, dove palestre di emergenza ospitano 900 persone, come prova che «il sistema è oltre la capacità». Tutti gli altri gruppi parlamentari hanno respinto questa diagnosi di fondo, pur riconoscendo che l’integrazione dipende dalla disponibilità di alloggi.
La coalizione di governo sostiene invece il patto federale-statale di ottobre 2025, che finanzia abitazioni modulari e accelera i permessi di costruzione. Il portavoce del Ministero dell’Interno, Hakan Demir (SPD), ha avvertito che un veto comunale violerebbe il dovere costituzionale della Germania di garantire un alloggio iniziale e potrebbe favorire una «solidarietà selettiva». Sul piano procedurale, entrambi i testi sono stati rinviati alla Commissione Affari Interni per ulteriori approfondimenti, senza essere bocciati direttamente.
Per i datori di lavoro che dipendono dalla trasformazione dei permessi umanitari in autorizzazioni di lavoro, il dibattito segnala che la capacità abitativa è ormai una variabile chiave nella politica migratoria. I responsabili dei trasferimenti che collocano assegnati in piccoli centri tedeschi devono aspettarsi mercati degli affitti più rigidi e, potenzialmente, resistenze locali a nuovi centri per rifugiati. Se la commissione dovesse approvare anche una versione attenuata del diritto di parola locale, si prevedono tempi più lunghi per i trasferimenti legati a personale umanitario o ricongiungimenti familiari, poiché le aziende potrebbero dover dimostrare la disponibilità di alloggi adeguati in giurisdizioni disposte ad accogliere nuovi residenti.
I sostenitori sostengono che, con oltre 140.000 decisioni di primo grado sull’asilo ancora in sospeso e affitti privati nelle città ai massimi storici, i consigli comunali non possono assorbire ulteriori arrivi senza aumentare il rischio di senzatetto. Il deputato AfD Marc Bernhard ha citato il quartiere berlinese di Reinickendorf, dove palestre di emergenza ospitano 900 persone, come prova che «il sistema è oltre la capacità». Tutti gli altri gruppi parlamentari hanno respinto questa diagnosi di fondo, pur riconoscendo che l’integrazione dipende dalla disponibilità di alloggi.
La coalizione di governo sostiene invece il patto federale-statale di ottobre 2025, che finanzia abitazioni modulari e accelera i permessi di costruzione. Il portavoce del Ministero dell’Interno, Hakan Demir (SPD), ha avvertito che un veto comunale violerebbe il dovere costituzionale della Germania di garantire un alloggio iniziale e potrebbe favorire una «solidarietà selettiva». Sul piano procedurale, entrambi i testi sono stati rinviati alla Commissione Affari Interni per ulteriori approfondimenti, senza essere bocciati direttamente.
Per i datori di lavoro che dipendono dalla trasformazione dei permessi umanitari in autorizzazioni di lavoro, il dibattito segnala che la capacità abitativa è ormai una variabile chiave nella politica migratoria. I responsabili dei trasferimenti che collocano assegnati in piccoli centri tedeschi devono aspettarsi mercati degli affitti più rigidi e, potenzialmente, resistenze locali a nuovi centri per rifugiati. Se la commissione dovesse approvare anche una versione attenuata del diritto di parola locale, si prevedono tempi più lunghi per i trasferimenti legati a personale umanitario o ricongiungimenti familiari, poiché le aziende potrebbero dover dimostrare la disponibilità di alloggi adeguati in giurisdizioni disposte ad accogliere nuovi residenti.
Fonte: Deutscher Bundestag
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