
Dopo sette giorni consecutivi di sciopero, Lufthansa ha raggiunto domenica sera un accordo provvisorio sui salari con i sindacati di piloti e personale di cabina, ma non prima che le proteste avessero causato gravi disagi alle operazioni negli hub e agli itinerari dei passeggeri. Tra il 13 e il 19 aprile la compagnia ha cancellato circa il 75-90% dei voli giornalieri, eliminando oltre 3.200 collegamenti dal programma. Le ripercussioni sono state particolarmente gravi sulle rotte a lungo raggio verso l’Africa occidentale, dove Lufthansa è spesso l’unico vettore quotidiano a collegare città come Lagos e Abuja con l’Europa. Le associazioni per i diritti dei passeggeri in Germania segnalano che centinaia di viaggiatori nigeriani sono rimasti bloccati nelle aree di transito di Francoforte e Monaco fino a 48 ore, poiché i posti sostitutivi su altri vettori sono andati esauriti rapidamente. La situazione è stata aggravata dalla decisione simultanea di Lufthansa di chiudere la sua controllata regionale CityLine, mettendo a terra 27 jet CRJ-900 che normalmente alimentano i voli a lungo raggio. Senza questi voli di collegamento, i passeggeri riprenotati hanno spesso visto crollare nuovamente le loro coincidenze quando la tratta domestica o intra-UE veniva cancellata. Secondo il Regolamento UE 261/2004, gli scioperi possono essere considerati “circostanze straordinarie”, esentando la compagnia dall’obbligo di pagare compensazioni in denaro, ma restano valide le responsabilità di assistenza, come pasti, pernottamenti e riprotezione. Le associazioni dei consumatori denunciano che il personale aeroportuale, sopraffatto, ha lasciato molti viaggiatori a organizzarsi autonomamente l’alloggio a proprie spese. I responsabili della mobilità con personale assegnato alla Nigeria invitano quindi i dipendenti a conservare le ricevute e a richiedere il rimborso non appena il portale reclami di Lufthansa tornerà operativo. Dal punto di vista strategico, lo sciopero evidenzia la vulnerabilità del modello hub-and-spoke tedesco di fronte a tensioni sindacali. Le aziende che utilizzano Francoforte o Monaco come porte d’accesso all’Africa potrebbero dover diversificare le rotte passando per Parigi, Istanbul o i vettori del Golfo, anche se ciò allungherà i tempi di viaggio. L’episodio rafforza inoltre le richieste nel mondo imprenditoriale tedesco di meccanismi di arbitrato vincolanti per ridurre al minimo futuri scioperi nei fornitori di infrastrutture critiche. Sebbene le operazioni abbiano iniziato a normalizzarsi il 20 aprile, gli analisti avvertono che il danno complessivo tra perdita di ricavi, compensazioni ai passeggeri e danni al marchio potrebbe superare i 200 milioni di euro. Con la chiusura di CityLine che riduce permanentemente la capacità a corto raggio, la resilienza della rete Lufthansa e la connettività della Germania potrebbero rimanere sotto pressione per tutta l’estate.
Fonte: Nomad Lawyer