
Il sistema di asilo belga, già in difficoltà, è finito nuovamente sotto accusa il 30 aprile, quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che lo Stato ha violato gli articoli 3, 6 e 34 della Convenzione Europea, lasciando quattro richiedenti asilo senza alloggio né supporto per mesi nel 2022. Questa sentenza si aggiunge a oltre 10.000 decisioni giudiziarie nazionali e internazionali perse dal Belgio per carenze nell’accoglienza dal 2021, secondo le ONG di monitoraggio. Il verdetto arriva in concomitanza con il sesto rapporto congiunto di Caritas International, Medici del Mondo e Flemish Refugee Action, che definisce l’approccio governativo di “non-accoglienza” come “strutturale e intenzionale”. Le organizzazioni segnalano che alla fine del 2025 almeno 2.000 richiedenti asilo erano ancora senza un posto letto assegnato, nonostante ripetuti ordini giudiziari che obbligano le autorità a fornire alloggi. Per i team di mobilità internazionale che trasferiscono personale in Belgio, la crisi in corso ha ripercussioni sia reputazionali che pratiche. I ritardi nell’elaborazione delle richieste di protezione si riflettono anche sulle normali procedure di immigrazione, sovraccaricando le risorse dell’Ufficio Immigrazione e allungando i tempi per il rilascio dei permessi di soggiorno. Le aziende che sponsorizzano permessi per lavoratori altamente qualificati dovrebbero quindi prevedere possibili rallentamenti amministrativi e pianificare soluzioni alternative per le date di inizio lavoro. Sul piano politico, il caso aumenta la pressione sul governo De Croo, che si prepara a recepire entro metà 2026 alcuni elementi del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo. Mentre i ministri insistono per mantenere una linea migratoria “rigorosa”, le ONG avvertono che il mancato potenziamento della capacità di accoglienza rischia di provocare ulteriori danni legali e procedimenti di infrazione da parte dell’UE. La sentenza evidenzia inoltre una tendenza europea più ampia: i tribunali sono sempre più propensi a sanzionare i governi per l’insufficiente accoglienza dei richiedenti asilo, alzando l’asticella della conformità per gli Stati membri, anche mentre si inaspriscono i controlli alle frontiere esterne.
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