
Il Ministero dell'Interno tedesco ha confermato che tra 13.000 e 14.000 agenti della Polizia Federale sono attualmente schierati ai confini terrestri del paese per far rispettare i controlli temporanei reintrodotti a maggio 2025. Il dato emerge da una risposta ufficiale a una interrogazione parlamentare dei Verdi, ottenuta da RedaktionsNetzwerk Deutschland e pubblicata da Newsworm il 6 maggio 2026. Questo dispiegamento, pari a circa un terzo della forza operativa della Polizia Federale, sottolinea l’approccio rigoroso del Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, basato su respingimenti immediati delle richieste d’asilo. Il capo del sindacato di polizia, Andreas Roßkopf, avverte che stazioni ferroviarie e aeroporti sono ora sotto organico di “5.000-6.000 agenti”, aumentando i rischi per la sicurezza e la gestione delle folle. I gruppi imprenditoriali segnalano inoltre un rallentamento dei flussi merci in Baviera e Sassonia, con un aumento dei costi logistici per le aziende che operano con il just-in-time. La pressione legale cresce: diversi tribunali amministrativi, l’ultimo a Coblenza, hanno stabilito che i respingimenti generalizzati violano le norme UE sulla libera circolazione. I Verdi hanno presentato una mozione al Bundestag chiedendo al governo di sostituire i controlli interni con pattugliamenti mobili basati sull’intelligence. Sebbene la Commissione di Bruxelles abbia finora tollerato le deroghe tedesche, fonti diplomatiche avvertono che l’ampiezza e la durata dei controlli potrebbero innescare procedure d’infrazione al termine dell’attuale proroga di sei mesi, prevista per settembre. Per i gestori della mobilità, l’impatto pratico è evidente. I pendolari transfrontalieri lungo i confini con Austria e Repubblica Ceca segnalano code fino a 45 minuti nelle ore di punta, mentre gli operatori di autobus devono ora inviare i manifesti passeggeri con 48 ore di anticipo. Le aziende che trasferiscono personale via terra sono invitate a prevedere tempi più lunghi e a tenere a portata di mano documenti di lavoro o permessi. Gli osservatori politici sottolineano che la posizione di Berlino complica lo sforzo dell’UE di digitalizzare i confini esterni con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES): gli agenti scarsi sono impegnati ai posti di controllo interni anziché formarsi sulle tecnologie biometriche che presto dovranno utilizzare negli aeroporti.
Fonte: Newsworm / AFP
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