
Il presidente svizzero Guy Parmelin ha lanciato un avvertimento a Bruxelles in un’intervista approfondita pubblicata da Blick il 17 maggio 2026. Due recenti decisioni della Commissione Europea — il raddoppio dei dazi di salvaguardia sull’importazione di acciaio dal 25% al 50% a partire dal 1° luglio e il trasferimento della responsabilità dei sussidi di disoccupazione per i frontalieri al bilancio svizzero — potrebbero, secondo lui, ritorcersi contro la stessa UE. Parmelin ha sottolineato che l’acciaio svizzero, utilizzato nei componenti aerospaziali forniti ai produttori europei, diventerà improvvisamente più costoso, compromettendo le catene di approvvigionamento europee. Ha inoltre evidenziato che far pagare a Berna fino a 900 milioni di franchi all’anno per i sussidi di disoccupazione dei lavoratori residenti in Francia, Germania o Italia ma impiegati in Svizzera rischia di scatenare una reazione politica interna in un momento delicato. Le commissioni parlamentari stanno ancora esaminando un pacchetto di trattati negoziato con grande attenzione per rilanciare i rapporti UE-Svizzera, bloccati da tempo; un clima di ostilità potrebbe far naufragare l’accordo e riaprire le ferite lasciate dal fallimento dell’accordo quadro del 2021. Per le imprese, le conseguenze sono immediate. Gli esportatori devono considerare un improvviso aumento del dazio del 25%, mentre i team HR che gestiscono circa 340.000 frontalieri quotidiani si trovano di fronte all’incertezza sul regime di sicurezza sociale applicabile se il piano UE dovesse andare avanti. Le aziende che dipendono da personale francese o italiano per turni produttivi critici potrebbero vedere aumentare i costi salariali, poiché la Svizzera sarà costretta a rinegoziare la convenzione sulla disoccupazione del 2010. I responsabili della mobilità dovrebbero preparare argomentazioni per i lavoratori pendolari provenienti dalle regioni limitrofe; potrebbe essere richiesta documentazione aggiuntiva per dimostrare la copertura assicurativa salariale in caso di cambiamenti normativi. I responsabili delle catene di approvvigionamento stanno già valutando forniture alternative fuori dall’area doganale UE per evitare il dazio più elevato sull’acciaio. Pur lasciando intendere una disponibilità a proseguire il dialogo, Parmelin ha chiarito che Berna è pronta a sottoporre qualsiasi compromesso finale al voto popolare, prolungando così l’incertezza fino al 2027. La conclusione è chiara: l’ecosistema lavorativo transfrontaliero più complesso d’Europa è a un passo da uno shock di costi significativo causato da un errore politico.
Fonte: Blick
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