
La Commissione Europea ha pubblicato a Bruxelles, venerdì sera, un rapporto di 22 pagine sull’attuazione del Nuovo Patto su Migrazione e Asilo, ripreso da Echo24 il 23 maggio, che colloca la Repubblica Ceca tra gli Stati “avanzati” dell’area Schengen nella preparazione all’entrata in vigore del Patto, prevista per il 12 giugno 2026. Secondo il documento, Praga ha già presentato il proprio piano nazionale di attuazione, aggiornato i sistemi informatici di frontiera per collegarli al Sistema d’Ingresso/Uscita (EES) a livello UE, lanciato ad aprile, e predisposto modifiche alle leggi su asilo e stranieri per accelerare i rimpatri dei richiedenti respinti e inasprire le regole di detenzione alle frontiere. Il ministro dell’Interno Lubomír Metnar, il cui governo di minoranza ANO continua a criticare il meccanismo di solidarietà del Patto, ha dichiarato a Echo24 che la Repubblica Ceca adotta un approccio “pragmatico e prioritariamente orientato alla sicurezza”: “Non siamo d’accordo con le quote obbligatorie di ricollocamento, ma questo non ci impedisce di rafforzare i controlli per individuare frodi sull’identità e accelerare le espulsioni.” Per i datori di lavoro, le prossime modifiche normative potrebbero avere effetti contrastanti. Da un lato, la registrazione semplificata tramite la nuova piattaforma digitale per l’asilo dovrebbe ridurre i tempi di elaborazione dei permessi di soggiorno per assunzioni legittime. Dall’altro, le imprese che si affidano a lavoratori stagionali provenienti da paesi terzi potrebbero affrontare controlli d’ingresso più rigorosi e costi di conformità maggiori una volta entrate in vigore le nuove regole su detenzione e rimpatrio. La Commissione elogia inoltre la partecipazione attiva della Repubblica Ceca alle operazioni congiunte di Frontex lungo la rotta dei Balcani occidentali e l’invio di forze di polizia in Slovacchia e Serbia. Gli analisti sottolineano che questo buon posizionamento rafforza la posizione del Paese nel promuovere clausole di rimpatrio più severe nel prossimo gruppo di lavoro del Consiglio, allineando Praga a un blocco centro-europeo emergente, scettico verso i meccanismi di ricollocamento. Le multinazionali dovrebbero quindi monitorare due scadenze chiave: il 12 giugno, data di attivazione del Patto che comporterà cambiamenti immediati nelle procedure presso consolati e posti di frontiera cechi, e il disegno di legge nazionale di recepimento attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, atteso in approvazione entro l’inizio dell’autunno. I team HR che gestiscono trasferimenti di personale in Repubblica Ceca farebbero bene a prevedere tempi più lunghi per le domande di soggiorno, almeno finché i nuovi strumenti digitali non dimostreranno piena affidabilità.
Fonte: Echo24.cz
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