
Meno di due settimane prima della scadenza, il 15 giugno, dell’ultima proroga semestrale dei controlli alle frontiere terrestri in Austria, la Commissione Europea ha espresso un parere formale sostenendo che tali misure hanno superato la loro giustificazione originaria in termini di sicurezza. Nei documenti pubblicati il 2 giugno, la Commissione conclude che la minaccia indicata da Vienna – il traffico organizzato di migranti e il terrorismo – può ora essere affrontata in modo più proporzionato tramite pattugliamenti mobili della polizia, lettori di targhe e il nuovo Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES) dell’UE.
Il parere fa parte di un pacchetto rivolto a nove Stati membri che mantengono controlli interni alle frontiere da oltre un anno. L’Austria applica controlli quasi ininterrotti ai confini con Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia dal 2015. Sebbene la normativa UE consenta reintroduzioni temporanee in caso di “minaccia grave”, la Commissione è tenuta a verificare la proporzionalità dopo i 12 mesi.
La nuova valutazione sottolinea che il prossimo Patto su Migrazione e Asilo e l’EES – pienamente operativo da aprile – forniranno agli Stati strumenti più efficaci alle frontiere esterne, riducendo la necessità di controlli sistematici all’interno dell’area Schengen. Per l’Austria la posta in gioco è alta: le associazioni di autotrasportatori stimano che l’attuale regime comporti fino a 7 milioni di euro al mese di costi per tempi e carburante persi ai valichi di Brennero e Kittsee. I gruppi turistici temono inoltre danni d’immagine proprio all’inizio della stagione estiva.
La Commissione raccomanda quindi all’Austria di “definire un calendario concreto e un piano di lavoro per una graduale eliminazione”, iniziando con controlli di polizia basati sul rischio, lontano dalla frontiera vera e propria. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner ha risposto con cautela, affermando che Vienna “non rinuncerà da un giorno all’altro a strumenti collaudati”, ma ha lasciato aperta la possibilità di un progressivo ridimensionamento se gli Stati vicini miglioreranno la gestione delle frontiere esterne.
I responsabili dei viaggi d’affari dovrebbero monitorare attentamente la situazione: un’eventuale rimozione improvvisa dei posti di frontiera accelererebbe i viaggi ferroviari e stradali transfrontalieri, ma un’ultima proroga resta possibile se la coalizione giudicherà troppo delicato il dibattito sulla sicurezza interna in vista delle elezioni regionali autunnali. Le aziende che spostano personale o merci tra Austria e Paesi limitrofi sono quindi invitate a mantenere piani di emergenza fino alla pubblicazione della decisione ufficiale del governo, attesa nella settimana del 10 giugno.
Il parere fa parte di un pacchetto rivolto a nove Stati membri che mantengono controlli interni alle frontiere da oltre un anno. L’Austria applica controlli quasi ininterrotti ai confini con Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia dal 2015. Sebbene la normativa UE consenta reintroduzioni temporanee in caso di “minaccia grave”, la Commissione è tenuta a verificare la proporzionalità dopo i 12 mesi.
La nuova valutazione sottolinea che il prossimo Patto su Migrazione e Asilo e l’EES – pienamente operativo da aprile – forniranno agli Stati strumenti più efficaci alle frontiere esterne, riducendo la necessità di controlli sistematici all’interno dell’area Schengen. Per l’Austria la posta in gioco è alta: le associazioni di autotrasportatori stimano che l’attuale regime comporti fino a 7 milioni di euro al mese di costi per tempi e carburante persi ai valichi di Brennero e Kittsee. I gruppi turistici temono inoltre danni d’immagine proprio all’inizio della stagione estiva.
La Commissione raccomanda quindi all’Austria di “definire un calendario concreto e un piano di lavoro per una graduale eliminazione”, iniziando con controlli di polizia basati sul rischio, lontano dalla frontiera vera e propria. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner ha risposto con cautela, affermando che Vienna “non rinuncerà da un giorno all’altro a strumenti collaudati”, ma ha lasciato aperta la possibilità di un progressivo ridimensionamento se gli Stati vicini miglioreranno la gestione delle frontiere esterne.
I responsabili dei viaggi d’affari dovrebbero monitorare attentamente la situazione: un’eventuale rimozione improvvisa dei posti di frontiera accelererebbe i viaggi ferroviari e stradali transfrontalieri, ma un’ultima proroga resta possibile se la coalizione giudicherà troppo delicato il dibattito sulla sicurezza interna in vista delle elezioni regionali autunnali. Le aziende che spostano personale o merci tra Austria e Paesi limitrofi sono quindi invitate a mantenere piani di emergenza fino alla pubblicazione della decisione ufficiale del governo, attesa nella settimana del 10 giugno.
Come può aiutarti VisaHQ
VisaHQ semplifica la richiesta del visto per privati e aziende. Verifica i requisiti di viaggio aggiornati, prepara i documenti necessari e gestisci la tua richiesta online tramite il portale VisaHQ per Austria.Di più da Austria
Visualizza tutto
ÖBB potenzia la capacità ferroviaria per il picco di viaggi del Corpus Domini (3-7 giugno)
Sciopero spontaneo dei controllori del traffico aereo belgi colpisce i voli di Austrian Airlines a Bruxelles