
In concomitanza con l’avvio del Patto sulla Migrazione, la Svizzera ha attivato l’Ordinanza sull’Interoperabilità dei Sistemi Informativi Schengen/Dublino (IOSDV). Le autorità di polizia, frontiera e migrazione possono ora effettuare una singola interrogazione attraverso il Sistema Informativo Visti (VIS), il Sistema di Entrata/Uscita (EES), ETIAS, il Sistema Informativo Schengen (SIS) e alcuni archivi INTERPOL, grazie al portale di ricerca comune dell’UE e al motore di riconoscimento biometrico. Questo passo promette una verifica d’identità più rapida, un rilevamento precoce di identità multiple o false e controlli di sicurezza più affidabili per i richiedenti permessi di lavoro. Quattro componenti tecnici—ESP, CIR, sBMS e MID—saranno implementati progressivamente fino al 2028, ma il quadro giuridico svizzero è ora pienamente operativo. Per i team HR e di mobilità globale, il vantaggio immediato è una possibile riduzione dei tempi di elaborazione per i visti nazionali (D) e i visti Schengen C, poiché le autorità non devono più interrogare i database in modo sequenziale. Tuttavia, la ricerca unificata comporta anche che incongruenze (ad esempio, numeri di passaporto obsoleti) siano più facilmente rilevate, quindi i datori di lavoro dovrebbero verificare attentamente l’accuratezza dei dati prima dell’invio. Poiché l’interoperabilità è classificata come uno “sviluppo” Schengen, la Svizzera ha dovuto recepire le normative UE alla lettera, evidenziando l’obbligo del Paese di mantenere la propria architettura IT migratoria allineata a Bruxelles, nonostante non faccia parte dell’Unione.