
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 giugno ed efficace dal 12 giugno 2026, il Decreto 2026-463 riscrive capitoli chiave della sezione normativa del Codice francese sull’Ingresso e il Soggiorno degli Stranieri e l’Asilo (CESEDA). La misura allinea le regole nazionali alle direttive UE in vista del lancio del Patto su Migrazione e Asilo.
Il decreto chiarisce quando e come i richiedenti asilo possono perdere l’accesso alle indennità abitative statali, ai sussidi giornalieri e alla copertura sanitaria. Secondo il nuovo Articolo D551-16, chi rifiuta un’offerta di alloggio o viola le regole della struttura può vedersi sospendere i benefici dopo un avviso formale. Recidive comportano la revoca definitiva per tutta la durata della procedura.
Il testo impone inoltre alle prefetture di motivare per iscritto ogni sospensione e consente un ricorso rapido al tribunale amministrativo, una tutela richiesta dalle ONG.
Per gli operatori della mobilità che assistono trasferimenti umanitari o personale intracompany in cerca di protezione, la novità principale riguarda i tempi: il decreto stabilisce che gli stranieri che presentano domanda d’asilo dal 12 giugno in poi – o la cui domanda precedente venga registrata ufficialmente da quella data – sono soggetti al regime più restrittivo. I beneficiari attuali mantengono le regole precedenti.
I fornitori di alloggi e le società di ricollocamento dovranno aggiornare le politiche interne, formare il personale sulle nuove sanzioni e preparare modelli di comunicazioni in più lingue. I datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori sfollati per motivi umanitari dovranno prevedere un budget per eventuali assistenze abitative private qualora il richiedente perda il sostegno statale.
Il Ministero dell’Interno afferma che la riforma scoraggerà gli abusi e libererà posti in un sistema di accoglienza sovraffollato. Le associazioni temono invece che possa spingere i richiedenti più vulnerabili verso la condizione di senza fissa dimora, rallentando la loro integrazione nel mercato del lavoro.
Il decreto chiarisce quando e come i richiedenti asilo possono perdere l’accesso alle indennità abitative statali, ai sussidi giornalieri e alla copertura sanitaria. Secondo il nuovo Articolo D551-16, chi rifiuta un’offerta di alloggio o viola le regole della struttura può vedersi sospendere i benefici dopo un avviso formale. Recidive comportano la revoca definitiva per tutta la durata della procedura.
Il testo impone inoltre alle prefetture di motivare per iscritto ogni sospensione e consente un ricorso rapido al tribunale amministrativo, una tutela richiesta dalle ONG.
Per gli operatori della mobilità che assistono trasferimenti umanitari o personale intracompany in cerca di protezione, la novità principale riguarda i tempi: il decreto stabilisce che gli stranieri che presentano domanda d’asilo dal 12 giugno in poi – o la cui domanda precedente venga registrata ufficialmente da quella data – sono soggetti al regime più restrittivo. I beneficiari attuali mantengono le regole precedenti.
I fornitori di alloggi e le società di ricollocamento dovranno aggiornare le politiche interne, formare il personale sulle nuove sanzioni e preparare modelli di comunicazioni in più lingue. I datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori sfollati per motivi umanitari dovranno prevedere un budget per eventuali assistenze abitative private qualora il richiedente perda il sostegno statale.
Il Ministero dell’Interno afferma che la riforma scoraggerà gli abusi e libererà posti in un sistema di accoglienza sovraffollato. Le associazioni temono invece che possa spingere i richiedenti più vulnerabili verso la condizione di senza fissa dimora, rallentando la loro integrazione nel mercato del lavoro.
Fonte: Legifrance
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