
Radio Szczecin riporta che, nell’ambito del compromesso finale sul Patto per la Migrazione, la Commissione Europea ha concesso alla Polonia una deroga di un anno dal cosiddetto meccanismo di solidarietà. Secondo l’articolo 57 del nuovo regolamento, gli Stati membri devono normalmente scegliere tra accogliere richiedenti asilo ricollocati o versare un contributo pro capite, ma Polonia, insieme ad Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca ed Estonia, è esentata per i primi 12 mesi. Tomasz Szymański, Sottosegretario al Ministero dell’Interno e Amministrazione, ha dichiarato che la deroga riconosce il ruolo della Polonia nell’ospitare milioni di sfollati ucraini a causa della guerra ed è rinnovabile “soggetta a una revisione annuale delle pressioni migratorie”. In pratica, le autorità polacche prevedono che l’esenzione diventi semi-permanente, citando il precedente degli Stati baltici dopo la crisi al confine con la Bielorussia nel 2021. Per i datori di lavoro, l’esenzione elimina il rischio che la pianificazione futura della forza lavoro venga compromessa da quote di accoglienza d’emergenza nelle grandi città. Anche i bilanci comunali eviteranno la tassa di solidarietà, liberando risorse per finanziare corsi di lingua e programmi di inserimento lavorativo per cittadini ucraini, iniziative ampiamente utilizzate dalle multinazionali per integrare personale sia qualificato che non qualificato. Tuttavia, le aziende dovranno monitorare il processo di revisione: se Bruxelles dovesse stabilire a metà 2027 che le pressioni migratorie sono diminuite, alla Polonia potrebbe essere richiesto di contribuire con posti o fondi con un preavviso di soli sei mesi. I team HR e di mobilità globale potrebbero quindi valutare hub regionali alternativi (ad esempio Vilnius, Praga) per mantenere flessibilità nelle assegnazioni.
Fonte: Radio Szczecin
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