
Un’analisi del Guardian pubblicata il 12 giugno mette in luce nuovi dati del governo irlandese che indicano come nove richiedenti protezione internazionale su dieci in Irlanda potrebbero essere entrati inizialmente attraverso l’Irlanda del Nord. Questi numeri riaccendono il dibattito sulla Common Travel Area (CTA) – la zona senza passaporti che consente la libera circolazione tra Regno Unito e Irlanda – e il suo presunto sfruttamento da parte dei trafficanti di esseri umani. Le autorità irlandesi hanno segnalato che nel 2024 sono state presentate 18.500 domande di asilo, di cui solo il 10% è stato avviato nei porti o negli aeroporti. Fonti del Ministero dell’Interno britannico hanno confermato che oltre 900 irregolari sono stati fermati mentre attraversavano il confine terrestre solo nell’ultimo anno. La questione ha assunto urgenza dopo che un rifugiato sospettato di un’aggressione con coltello a Belfast è risultato essersi spostato da sud a nord prima di richiedere asilo. Sul piano politico, i dati aumentano la pressione su Londra e Dublino per rafforzare la cooperazione. I colloqui di questa settimana tra il segretario per l’Irlanda del Nord Hilary Benn e il ministro della giustizia irlandese Jim O’Callaghan hanno esplorato la possibilità di rilanciare un accordo sui rimpatri del 2020, finora bloccato a causa della politica britannica sul Ruanda. Un eventuale rilancio permetterebbe un trasferimento più rapido di alcuni richiedenti asilo allo Stato ritenuto responsabile dell’esame delle loro domande. Per i responsabili della mobilità aziendale, la controversia potrebbe tradursi in operazioni di polizia sporadiche e ritardi nei servizi di autobus e treni transfrontalieri. Le aziende con personale che viaggia tra Belfast e Dublino dovrebbero monitorare i controlli temporanei e consigliare ai viaggiatori di portare con sé un documento che attesti il loro status, anche se non è legalmente richiesto all’interno della CTA.
Fonte: The Guardian
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