
Il 17 giugno il Parlamento Europeo ha approvato un regolamento che consente agli Stati membri di trattenere i migranti irregolari fino a due anni e di istituire “hub di rimpatrio” al di fuori del territorio UE, dove i rimpatriandi attenderebbero il rimpatrio. Nonostante il pacchetto sia passato con 418 voti favorevoli e 218 contrari, la Spagna, insieme alla Francia, si è opposta al finanziamento di centri extraterritoriali durante la riunione del Consiglio di martedì. Madrid sostiene che l’esternalizzazione della detenzione compromette i diritti fondamentali e sposta semplicemente il peso umanitario su paesi terzi. Il governo Sánchez preferisce invece misure di regolarizzazione (come il RD 316/2026) e investimenti in programmi di lavoro nei paesi d’origine. I partiti di destra nazionali accusano però il governo di ipocrisia, sottolineando che le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla gestiscono centri di trattenimento pre-espulsione che i critici paragonano a veri e propri hub. Per gli operatori della mobilità, il nuovo regolamento UE potrebbe complicare le valutazioni del rischio di espulsione. I lavoratori non UE che superano la durata del visto in Spagna potrebbero essere trasferiti negli hub a partire dal 2027, una volta firmati gli accordi bilaterali. Le aziende dovrebbero quindi rafforzare i sistemi di monitoraggio delle uscite e assicurarsi che i dipendenti non superino i limiti di 90/180 giorni previsti dallo spazio Schengen. La legge necessita ancora dell’approvazione formale del Consiglio, prevista prima della pausa estiva, ma la maggior parte delle disposizioni entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, lasciando alla Spagna margini di manovra limitati.
Fonte: AFP via The Sun Malaysia