
Le piattaforme di criptovalute australiane si sono svegliate questa mattina in un contesto normativo completamente rinnovato, con l’entrata in vigore della ‘Travel Rule’ di AUSTRAC per gli asset virtuali. Dal 1° luglio 2026, le piattaforme regolamentate dovranno raccogliere, verificare e trasmettere i dati del mittente e del destinatario per ogni trasferimento su blockchain, sia nazionale che internazionale, indipendentemente dall’importo. Non è previsto alcun limite minimo. Questa norma allinea l’Australia alla Raccomandazione 16 del Financial Action Task Force (FATF) e segue un periodo di grazia di 15 mesi concesso ai fornitori di servizi di asset virtuali (VASP) per aggiornare i propri sistemi. Le piattaforme ora necessitano di strumenti in grado di classificare i wallet di destinazione, validare le controparti e inoltrare in modo sicuro i messaggi della Travel Rule lungo la catena di trasferimento. Per i responsabili della mobilità internazionale questa novità è rilevante, poiché i dipendenti in trasferta ricevono sempre più spesso parte della loro retribuzione in criptovalute o trasferiscono asset digitali tra giurisdizioni durante il trasferimento. Qualsiasi dipendente che prelevi criptovalute da una piattaforma australiana verso un wallet personale potrebbe incontrare nuove finestre di dialogo che richiedono informazioni sul beneficiario o subire ritardi mentre i team di compliance verificano eventuali lacune nei dati. I datori di lavoro dovrebbero aggiornare le checklist di trasferimento per avvisare il personale di possibili complicazioni, soprattutto per trasferimenti sensibili legati a contratti di affitto o liquidazione di indennità di trasferimento. Anche i dipartimenti finanziari devono rivedere le politiche di tesoreria: spostare criptovalute aziendali da un exchange australiano a un custode estero comporterà ora uno scambio obbligatorio di dati, che potrebbe sollevare questioni di riservatezza se non gestito correttamente.
Fonte: CryptoSlate
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