
Da aprile, la maggior parte dei visitatori non appartenenti all’UE che entrano in Spagna non riceve più il timbro a inchiostro, poiché il Sistema di Entrata/Uscita dell’UE registra elettronicamente i loro dati biometrici. Questo cambiamento ha creato confusione tra i potenziali residenti Digital Nomad, che devono dimostrare di essere fisicamente e legalmente presenti in Spagna al momento della richiesta online presso l’Unità Grandi Imprese e Collettivi Strategici (UGE). Lo studio Visal Immigration, con sede a Barcellona, ha pubblicato la prima guida completa sull’argomento. L’azienda conferma che il registro elettronico EES sostituisce il tradizionale timbro, ma avverte che chi è entrato nell’area Schengen da un altro Stato membro potrebbe dover fornire prove aggiuntive: carte d’imbarco per il collegamento verso la Spagna, fatture alberghiere, ricevute di bancomat o una “declaración de entrada” ufficiale presso la Polizia Nazionale. Per i responsabili della mobilità globale questa sfumatura è cruciale. I dipendenti in remoto che arrivano in Europa via Parigi o Lisbona devono conservare questi documenti di viaggio; altrimenti, le autorità potrebbero richiedere ulteriori documenti, causando ritardi di mesi nel rilascio delle carte di soggiorno. La guida ricorda inoltre che chi supera i giorni consentiti nell’area Schengen non può sanare la situazione presentando una domanda da nomade digitale. In pratica, i team HR dovrebbero creare una checklist documentale che parta dal punto di ingresso — registro elettronico, biglietto di proseguimento, prove di alloggio — e verificare che il dipendente rispetti la regola 90/180 giorni alla data della richiesta. In caso di itinerari indiretti, una dichiarazione rapida alla polizia entro tre giorni dall’arrivo può evitare problemi successivi.
Fonte: Visal Immigration