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Rapporto federale evidenzia pesanti ripercussioni per i lavoratori frontalieri in caso di uscita della Svizzera da Schengen

set 19, 2026
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Rapporto federale evidenzia pesanti ripercussioni per i lavoratori frontalieri in caso di uscita della Svizzera da Schengen
Il quotidiano in lingua italiana Ticinonline ha sintetizzato un recente rapporto del Consiglio Federale che analizza la vita senza Schengen nelle regioni di confine. Pubblicato il 18 settembre, lo studio evidenzia come i pendolari che ogni giorno attraversano dal Piemonte e dalla Lombardia verso il Ticino — circa 75.000 persone — si troverebbero ad affrontare controlli sistematici dei documenti e code di ore in punti critici come Chiasso, Stabio e Ponte Tresa. I tempi di attesa più lunghi non rappresenterebbero solo un disagio per i singoli, ma comprometterebbero la competitività delle aziende che si affidano ai frontalieri per competenze specializzate in finanza, ingegneria di precisione e scienze della vita. Il rapporto avverte che il congestionamento persistente potrebbe spingere le imprese a delocalizzare la produzione in Italia o altrove, minando l’attrattività della Svizzera come polo per le sedi regionali. A rischio sono anche le catene logistiche: circa il 60% delle importazioni del Ticino arriva su strada da Italia e Francia. Le fermate obbligatorie per ogni camion distruggerebbero i modelli di consegna just-in-time, aumenterebbero i costi di magazzino e le emissioni di CO2 a causa dei motori al minimo al confine. Gli analisti politici interpretano la pubblicazione come parte della strategia governativa per informare gli elettori in vista di un eventuale referendum sull’Iniziativa per la Protezione delle Frontiere. Per i team HR e mobilità il messaggio è chiaro: perdere Schengen introdurrebbe attriti imprevedibili alle frontiere, complicando le notifiche per i lavoratori distaccati e aggiungendo un ulteriore carico burocratico ai viaggi d’affari di routine. Le aziende con un’ampia popolazione di frontalieri dovrebbero iniziare a pianificare scenari alternativi di personale, includendo assunzioni locali o politiche di lavoro da remoto più estese, nel caso si concretizzasse un’uscita da Schengen.
Fonte: Ticinonline

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