
Il Ministero degli Esteri brasiliano ha confermato lunedì 21 settembre di aver negato i visti d’ingresso all’Assistente Segretario Riley M. Barnes e al Vice Assistente Segretario Samuel Samson del Bureau of Democracy, Human Rights and Labor del Dipartimento di Stato USA. I due avevano programmato una visita a fine settembre a Brasilia per incontrare le autorità elettorali in vista delle elezioni presidenziali del 4 ottobre. Secondo un portavoce del Ministero, le informazioni di intelligence indicavano che la visita mirava a “sfruttare politicamente la situazione e minare il sistema elettorale”. Washington ha definito l’accusa “infondata”, sostenendo che il viaggio fosse una normale attività di monitoraggio sull’integrità elettorale e la libertà di espressione. Il rifiuto del visto aggiunge tensioni a un rapporto bilaterale già delicato. All’inizio dell’anno, la cooperazione USA-Brasile nelle indagini sulla criminalità organizzata si era bloccata a causa di controversie su condivisione dati e deportazioni. Gli osservatori avvertono che questa mossa potrebbe complicare ulteriormente i dialoghi su sicurezza, commercio e investimenti, soprattutto in caso di misure di ritorsione. Per i programmi di mobilità aziendale, l’episodio è un monito: le dinamiche politiche possono influenzare improvvisamente i privilegi di viaggio, anche per funzionari governativi. Le aziende che pianificano visite di alto livello nel periodo elettorale brasiliano dovrebbero monitorare attentamente i segnali diplomatici e mantenere agende rigorosamente apolitiche. Potrebbero essere utili piani di emergenza, come incontri virtuali o lo spostamento degli eventi in paesi terzi, fino al termine del periodo elettorale. In pratica, l’episodio evidenzia anche la disponibilità del Brasile a usare la politica dei visti come strumento di segnalazione nella politica estera. I responsabili della mobilità devono aspettarsi un controllo più rigoroso delle domande di visto legate a settori sensibili (tecnologia elettorale, difesa, media) e prevedere tempi di elaborazione più lunghi.
Fonte: The Business Standard