
Un nuovo rapporto pubblicato da SBS News il 27 settembre rivela che i migranti in Australia hanno trasferito un record di 11,6 miliardi di dollari australiani ai loro familiari all’estero nei 12 mesi fino a giugno 2026. La notizia ha riacceso il dibattito se questo flusso di denaro rappresenti una perdita per i consumi interni o, al contrario, rifletta la vitalità di una forza lavoro di cui l’Australia ha disperatamente bisogno.
Gli economisti intervistati da SBS spiegano che l’aumento è in parte dovuto alla forte ripresa occupazionale post-pandemia tra i migranti e al programma Pacific Australia Labour Mobility (PALM), che porta migliaia di lavoratori stagionali nelle regioni australiane. La dottoressa Helen Zhou dell’Università di Sydney sottolinea che “ogni dollaro inviato è stato prima guadagnato – e tassato – qui”, aggiungendo che i migranti spendono generalmente più della metà del loro reddito localmente per affitto, trasporti e beni essenziali prima di inviare denaro a casa.
Tuttavia, critici sui social media e in alcuni ambienti politici sostengono che questi trasferimenti rappresentino una perdita di spesa al dettaglio in un momento in cui la Reserve Bank cerca di sostenere la crescita economica mentre le politiche sull’immigrazione si fanno più restrittive. L’ex funzionario del Tesoro Paul Samuels contesta questa visione, evidenziando che il settore dei consumi australiano resta solido anche grazie agli stessi migranti, che sono mediamente più giovani della popolazione locale e quindi grandi consumatori di beni e servizi.
Per i datori di lavoro, soprattutto nei settori dell’edilizia, delle miniere e dell’assistenza agli anziani, i dati lanciano un monito: se il governo dovesse ridurre ulteriormente l’immigrazione netta, la carenza di manodopera potrebbe aggravarsi e i costi salariali aumentare. Le associazioni imprenditoriali invitano Canberra a bilanciare le misure di controllo con la domanda di lavoro nei settori critici, e a considerare le rimesse come un segnale di coinvolgimento economico piuttosto che una fuga di capitali.
Consiglio pratico: le aziende che dipendono dalla manodopera migrante dovrebbero prevedere un aumento dei controlli di conformità e tenere conto di un mercato globale delle competenze ancora competitivo nella pianificazione del personale per il 2027. I team HR potrebbero anche valutare di offrire partnership per rimesse a basso costo come incentivo nei pacchetti di reclutamento.
Gli economisti intervistati da SBS spiegano che l’aumento è in parte dovuto alla forte ripresa occupazionale post-pandemia tra i migranti e al programma Pacific Australia Labour Mobility (PALM), che porta migliaia di lavoratori stagionali nelle regioni australiane. La dottoressa Helen Zhou dell’Università di Sydney sottolinea che “ogni dollaro inviato è stato prima guadagnato – e tassato – qui”, aggiungendo che i migranti spendono generalmente più della metà del loro reddito localmente per affitto, trasporti e beni essenziali prima di inviare denaro a casa.
Tuttavia, critici sui social media e in alcuni ambienti politici sostengono che questi trasferimenti rappresentino una perdita di spesa al dettaglio in un momento in cui la Reserve Bank cerca di sostenere la crescita economica mentre le politiche sull’immigrazione si fanno più restrittive. L’ex funzionario del Tesoro Paul Samuels contesta questa visione, evidenziando che il settore dei consumi australiano resta solido anche grazie agli stessi migranti, che sono mediamente più giovani della popolazione locale e quindi grandi consumatori di beni e servizi.
Per i datori di lavoro, soprattutto nei settori dell’edilizia, delle miniere e dell’assistenza agli anziani, i dati lanciano un monito: se il governo dovesse ridurre ulteriormente l’immigrazione netta, la carenza di manodopera potrebbe aggravarsi e i costi salariali aumentare. Le associazioni imprenditoriali invitano Canberra a bilanciare le misure di controllo con la domanda di lavoro nei settori critici, e a considerare le rimesse come un segnale di coinvolgimento economico piuttosto che una fuga di capitali.
Consiglio pratico: le aziende che dipendono dalla manodopera migrante dovrebbero prevedere un aumento dei controlli di conformità e tenere conto di un mercato globale delle competenze ancora competitivo nella pianificazione del personale per il 2027. I team HR potrebbero anche valutare di offrire partnership per rimesse a basso costo come incentivo nei pacchetti di reclutamento.
Fonte: SBS News
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