
Il governo austriaco il 30 settembre ha approvato una modifica al Vertriebenen-Verordnung che restringe i requisiti per accedere alla Direttiva UE sulla Protezione Temporanea in Austria. Secondo la nuova norma, gli uomini ucraini in età militare che arrivano dopo il 1° agosto 2026 non avranno più automaticamente diritto a permessi di soggiorno e lavoro, a meno che non dimostrino di aver completato il servizio militare obbligatorio, di essere esentati o di possedere un permesso di uscita legale. I titolari di protezione già esistenti manterranno il loro status; donne, bambini e uomini esentati restano idonei, e il programma complessivo è stato esteso fino al 4 marzo 2028. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner ha spiegato che Vienna risponde così a una richiesta di Kiev per contrastare l’evasione della leva e “allinearsi alle esigenze di mobilitazione nazionale dell’Ucraina”. Questa modifica pone l’Austria tra i primi Paesi UE ad adottare la recente raccomandazione del Consiglio che consente tali esclusioni. Le aziende che impiegano ucraini sfollati dovranno verificare la data di assunzione e la documentazione dei nuovi candidati maschi, poiché l’accesso al mercato del lavoro dipenderà ora dai certificati di servizio militare. I consulenti legali prevedono un aumento delle richieste di asilo da parte degli uomini interessati; tuttavia, l’asilo comporta tempi di elaborazione più lunghi e nessun accesso immediato al lavoro. Di conseguenza, i datori di lavoro potrebbero trovarsi a fronteggiare carenze di personale di lingua ucraina, soprattutto nei settori della logistica e dell’edilizia, dove molti degli ultimi arrivati avevano trovato impiego. I team HR sono invitati a rivedere i contratti e a iniziare reclutamenti di emergenza nei bacini di lavoro limitrofi. La modifica introduce inoltre un «principio del Paese unico»: agli ucraini già protetti temporaneamente in un altro Stato UE sarà negato lo status in Austria, chiudendo una scappatoia che permetteva benefici doppi. Pendolari transfrontalieri e lavoratori distaccati devono verificare di non possedere permessi di soggiorno sovrapposti.
Fonte: ORF.at