
Le compagnie aeree operanti negli Emirati Arabi Uniti hanno trascorso gran parte di domenica 4 ottobre 2026 a stravolgere i loro orari. Già a metà mattina, gli schermi dell’Aeroporto Internazionale di Dubai (DXB) erano invasi dal rosso, con flydubai, Air Arabia e diverse compagnie straniere che cancellavano numerosi voli, mentre Emirates ed Etihad annunciavano ritardi continui. Le interruzioni seguono una netta escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, incidenti causati da detriti di missili in Arabia Saudita e attacchi con droni Houthi che hanno allarmato le assicurazioni del settore aereo e innescato sorvoli militari vicino ai principali corridoi aerei del Golfo.
Secondo i dati aeroportuali visionati da Gulf News, almeno dieci partenze di flydubai — tra cui il FZ 815 per Abha, il FZ 041 per Muscat e diversi voli per Tel Aviv — sono state cancellate. Emirates, Etihad e la nuova Riyadh Air hanno evitato in gran parte le cancellazioni, ma hanno invitato i passeggeri ad arrivare in anticipo e a prepararsi a cambi di gate. L’aeroporto internazionale Zayed di Abu Dhabi ha registrato meno disagi, anche se il volo EY 577 di Etihad per Dammam è partito con tre ore di ritardo, causando ritardi a catena per i voli in coincidenza.
Le difficoltà operative sono aggravate da una serie di NOTAM (Notices to Airmen) che limitano i sorvoli su alcune aree di Iraq, Iran e lo Stretto di Hormuz. Le compagnie del Golfo sono esperte nel riorientare rapidamente i voli, avendo affinato piani di emergenza durante precedenti crisi, ma i percorsi più lunghi aumentano il consumo di carburante e complicano la gestione dei turni dell’equipaggio, con effetti a cascata sugli orari serrati degli hub. Anche gli operatori cargo risentono della situazione: i spedizionieri segnalano sovrapprezzi fino al 18% per le spedizioni urgenti via DXB.
Per le aziende il consiglio immediato è pratico: riconfermare i numeri dei voli, prevedere tempi di transito più ampi e mantenere aggiornati i team a contatto con i clienti sugli orari di arrivo in rapido cambiamento. Le multinazionali con programmi di mobilità regionale dovrebbero assicurarsi che i dipendenti siano iscritti ai sistemi di allerta delle compagnie aeree e dispongano di flessibilità finanziata dal datore di lavoro per prolungare il soggiorno in hotel in caso di disallineamenti nelle coincidenze. I travel manager stanno inoltre aggiornando i piani di risposta alle crisi, integrando analisi in tempo reale dello spazio aereo e dashboard di monitoraggio dei viaggiatori per segnalare i dipendenti su rotte ad alto rischio.
Gli analisti sottolineano che il settore aereo del Golfo resta strutturalmente resiliente. “Le compagnie hub dispongono di liquidità solida, flotte diversificate e capacità di riallocare risorse una volta stabilizzato lo spazio aereo,” osserva la consulente indipendente Maya Thapar. Tuttavia, una volatilità prolungata potrebbe ridurre i tassi di occupazione nel quarto trimestre e costringere a tagli di orari su rotte marginali, con piccole e medie imprese e viaggiatori leisure che subiranno maggiormente l’aumento delle tariffe. Le aziende con grandi team impegnati nei giga-progetti tra UAE e Arabia Saudita potrebbero valutare accordi di blocco posti o charter a breve termine per garantire la capacità fino a quando la situazione geopolitica non si chiarirà.
Secondo i dati aeroportuali visionati da Gulf News, almeno dieci partenze di flydubai — tra cui il FZ 815 per Abha, il FZ 041 per Muscat e diversi voli per Tel Aviv — sono state cancellate. Emirates, Etihad e la nuova Riyadh Air hanno evitato in gran parte le cancellazioni, ma hanno invitato i passeggeri ad arrivare in anticipo e a prepararsi a cambi di gate. L’aeroporto internazionale Zayed di Abu Dhabi ha registrato meno disagi, anche se il volo EY 577 di Etihad per Dammam è partito con tre ore di ritardo, causando ritardi a catena per i voli in coincidenza.
Le difficoltà operative sono aggravate da una serie di NOTAM (Notices to Airmen) che limitano i sorvoli su alcune aree di Iraq, Iran e lo Stretto di Hormuz. Le compagnie del Golfo sono esperte nel riorientare rapidamente i voli, avendo affinato piani di emergenza durante precedenti crisi, ma i percorsi più lunghi aumentano il consumo di carburante e complicano la gestione dei turni dell’equipaggio, con effetti a cascata sugli orari serrati degli hub. Anche gli operatori cargo risentono della situazione: i spedizionieri segnalano sovrapprezzi fino al 18% per le spedizioni urgenti via DXB.
Per le aziende il consiglio immediato è pratico: riconfermare i numeri dei voli, prevedere tempi di transito più ampi e mantenere aggiornati i team a contatto con i clienti sugli orari di arrivo in rapido cambiamento. Le multinazionali con programmi di mobilità regionale dovrebbero assicurarsi che i dipendenti siano iscritti ai sistemi di allerta delle compagnie aeree e dispongano di flessibilità finanziata dal datore di lavoro per prolungare il soggiorno in hotel in caso di disallineamenti nelle coincidenze. I travel manager stanno inoltre aggiornando i piani di risposta alle crisi, integrando analisi in tempo reale dello spazio aereo e dashboard di monitoraggio dei viaggiatori per segnalare i dipendenti su rotte ad alto rischio.
Gli analisti sottolineano che il settore aereo del Golfo resta strutturalmente resiliente. “Le compagnie hub dispongono di liquidità solida, flotte diversificate e capacità di riallocare risorse una volta stabilizzato lo spazio aereo,” osserva la consulente indipendente Maya Thapar. Tuttavia, una volatilità prolungata potrebbe ridurre i tassi di occupazione nel quarto trimestre e costringere a tagli di orari su rotte marginali, con piccole e medie imprese e viaggiatori leisure che subiranno maggiormente l’aumento delle tariffe. Le aziende con grandi team impegnati nei giga-progetti tra UAE e Arabia Saudita potrebbero valutare accordi di blocco posti o charter a breve termine per garantire la capacità fino a quando la situazione geopolitica non si chiarirà.
Fonte: Gulf News
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