
Un nuovo rapporto del Centro Statistico del GCC (GCC-Stat) rivela che i paesi del Golfo hanno inviato collettivamente 161 miliardi di dollari in rimesse di lavoratori all’estero nel 2025, con un aumento del 13,6% rispetto all’anno precedente, il valore più alto mai registrato a livello globale. Pubblicati il 4 ottobre, i dati sottolineano la continua dipendenza della regione da una forza lavoro espatriata in crescita, fondamentale per la realizzazione di mega-progetti e lo sviluppo del settore dei servizi.
Gli Emirati Arabi Uniti restano il principale contributore, con circa 48 miliardi di dollari, pari a circa il 30% del totale del blocco, trainati da un forte aumento delle assunzioni nei settori delle costruzioni, dell’ospitalità, dei servizi finanziari e delle energie pulite. Gli analisti evidenziano che la spesa infrastrutturale sostenuta, legata ai progetti legacy della COP28 e all’agenda economica D33 di Dubai, sta attirando professionisti di medio livello insieme ai tradizionali lavoratori manuali.
Per paesi di destinazione come India, Pakistan, Filippine ed Egitto, l’aumento delle rimesse rappresenta un importante cuscinetto in valuta estera in un momento di stretta della liquidità globale. La Banca Mondiale prevede che i trasferimenti dal GCC potrebbero compensare fino al 15% dei deficit delle partite correnti in diverse economie del Sud Asia nel 2026.
Dal punto di vista della mobilità, i dati confermano l’importanza di prodotti di visto e residenza competitivi come il Golden Visa degli Emirati e il visto turistico multi-entrata di cinque anni, che incentivano gli espatriati qualificati a stabilirsi a lungo termine negli Emirati con le loro famiglie.
I datori di lavoro devono prepararsi a un’intensificazione dei controlli normativi su reclutamento equo, digitalizzazione delle buste paga e conformità fiscale transfrontaliera, mentre le autorità mirano a tutelare il benessere dei lavoratori migranti e a formalizzare i canali delle rimesse. Le aziende che inviano personale negli Emirati sono invitate a rivedere le strutture retributive, considerando i costi di trasferimento valuta e le nuove offerte di benessere finanziario che aiutano i dipendenti a gestire in modo più efficiente il denaro inviato a casa.
Gli Emirati Arabi Uniti restano il principale contributore, con circa 48 miliardi di dollari, pari a circa il 30% del totale del blocco, trainati da un forte aumento delle assunzioni nei settori delle costruzioni, dell’ospitalità, dei servizi finanziari e delle energie pulite. Gli analisti evidenziano che la spesa infrastrutturale sostenuta, legata ai progetti legacy della COP28 e all’agenda economica D33 di Dubai, sta attirando professionisti di medio livello insieme ai tradizionali lavoratori manuali.
Per paesi di destinazione come India, Pakistan, Filippine ed Egitto, l’aumento delle rimesse rappresenta un importante cuscinetto in valuta estera in un momento di stretta della liquidità globale. La Banca Mondiale prevede che i trasferimenti dal GCC potrebbero compensare fino al 15% dei deficit delle partite correnti in diverse economie del Sud Asia nel 2026.
Dal punto di vista della mobilità, i dati confermano l’importanza di prodotti di visto e residenza competitivi come il Golden Visa degli Emirati e il visto turistico multi-entrata di cinque anni, che incentivano gli espatriati qualificati a stabilirsi a lungo termine negli Emirati con le loro famiglie.
I datori di lavoro devono prepararsi a un’intensificazione dei controlli normativi su reclutamento equo, digitalizzazione delle buste paga e conformità fiscale transfrontaliera, mentre le autorità mirano a tutelare il benessere dei lavoratori migranti e a formalizzare i canali delle rimesse. Le aziende che inviano personale negli Emirati sono invitate a rivedere le strutture retributive, considerando i costi di trasferimento valuta e le nuove offerte di benessere finanziario che aiutano i dipendenti a gestire in modo più efficiente il denaro inviato a casa.
Fonte: Emirates News Agency (WAM)
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